Un uomo da marciapiede - John SchlesingerA mio parere, se il film avesse avuto un taglio documentaristico, il titolo ideale sarebbe stato “Le false promesse del mito americano”.

Il film narra dell'incontro tra Joe Buck, un giovane texano venuto a New York per arricchirsi facendo il gigolò, e Rico, un italoamericano tisico, maestro dell'arte di arrangiarsi e di ingannare.

Quando il primo perde tutti i suoi soldi e finisce nel giro della prostituzione omosessuale il secondo decide di accoglierlo nel suo fatiscente alloggio e insieme tentano di sopravvivere in una città a loro nemica e che non li ha accettati con le uniche armi che possiedono: l'astuzia di Rico e la bellezza di Joe.

La città di New York si erge a simbolo della solitudine e dell'incomprensione, teatro della vicende di due uomini bastonati dalla vita che hanno come unico appiglio la loro amicizia e l'arte di arrangiarsi, come richiede il tanto celebrato mito del self made man.
Joe e Rico, anche se tentano di campare attraverso furti o offrendo il corpo alla mercé di ricche donne insoddisfatte e di timidi studentelli omosessuali, sono comunque due vittime: Joe è un povero ingenuo, come dimostra quando tenta di abbordare possibili clienti vestito da cowboy, credendo che vestito in questo modo avrebbe fatto impazzire orde di donne. Uomini traditi da quel sogno americano tanto agognato e poi rivelatosi un'altra delusione.

Grandiose le interpretazioni dei due protagonisti, soprattutto la prova di Dustin Hoffman nei panni di Rico che riesce ad essere, con la sua camminata claudicante e il suo viso sporco e chiazzoso, l'emblema dell'uomo tradito dalla vita.

Schlesinger al suo primo film americano vince l'Oscar come miglior film, regia e sceneggiatura, ma avrebbe meritato altrettanto il montaggio in alcune scene violento e rapido come quando mescola flash-back e immagini pubblicitarie (per esempio nel primo “lavoretto” di Joe).
Questo film rese celebre la canzone Everybody's Talking di Fred Neil.


Giovanni Pesce