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Con Matt Damon, Jason Isaacs, Greg Kinnear USA - 2010 Guerra, 1h 55'

Green Zone - Paul GreengrassGreen Zone è un film tipicamente hollywoodiano, classico nella struttura e nello sviluppo, ma aggiornato
nella forma e nel linguaggio, grazie a due importanti professionisti come il regista Paul Greengrass (United 93, The Bourne Ultimatum) e lo sceneggiatore Brian Helgeland (L.A. Confidential).

La storia è incentrata sullo scandalo delle inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq, denunciate
falsamente dall’amministrazione Bush come pretesto per l’invasione del Paese e la cacciata del dittatore
Saddam Hussein. In particolare il protagonista, il capitano Roy Miller (l’ottimo Matt Damon), dopo varie missioni fallite alla ricerca di queste armi sulla base di false informazioni, inizia a insospettirsi e si ritrova al centro di un complotto in cui si vengono a creare due fazioni (la Cia e il governo americano) all’interno della stesso fronte. Il protagonista si ritroverà in intrecci più grandi di lui, dove lo spettatore lo seguirà in quello che si configura come il tradimento di una nazione nei confronti dei suoi figli mandati in guerra a morire sulla base di menzogne.

Il quadro generale della narrazione è certamente interessante, dalla vicenda si trae l’immagine della caduta della leadership mondiale americana che si consuma nella vicenda irachena. Essa non viene descritta attraverso la drammaticità della guerra ma vengono invece delineati gli errori politici all'origine del fallimento irakeno.

La pellicola tratta un argomento cinematograficamente controverso come la guerra in Iraq. Certo, nonostante un soggetto interessante, la sceneggiatura è debole negli snodi del racconto (vedi l’abuso narrativo del personaggio di Freddy, l’aiutante iracheno, male inserito nell’intreccio e poco coerente con l’azione del film) e nella caratterizzazione dei personaggi a partire da un protagonista (il pur bravo Matt Damon) che non ha un particolare tratto riconoscibile rispetto agli altri interpreti.

Da sottolineare invece lo stile personale del regista il quale fa un uso eccellente della camera a mano, riuscendo a portarci sul “campo” di battaglia e allo stesso tempo dando un ritmo adrenalinico allo sviluppo dell’azione, grazie anche all’ottimo lavoro di montaggio fatto da Christopher Rouse, già montatore in altri tre film di Greengrass e premiato con l’Oscar nel 2008 per “The Bourne Ultimatum”. Rouse che in modo magistrale nella sequenza finale riesce a tenere l’attenzione e l’attesa dello spettatore spostando lo
sguardo su tre diversi ambienti con un efficace montaggio alternato.


Leonardo Margaglio