Parla con lei - Pedro Almodóvar
Il regista spagnolo riesce ad affascinare con il groviglio della sua narrazione, l'atmosfera calda degli ambienti, le parentesi musicali ricercate e di grande effetto, la surreale normalità di alcuni suoi personaggi, le inquadrature ed i movimenti della macchina da presa.
C'è sempre qualcosa di inespresso in ogni individuo che prima o poi deve inevitabilmente saltar fuori. A volte un barlume trapela attraverso un mezzo diverso dalla parola (il pianto di Marco e quello di Lydia per esempio) ma la comunicazione vera e propria non avviene.
L'impressione è di non essere sincronici col destino che ci viene incontro e ci assale come il toro nella scena della corrida. Il dialogo avviene costantemente troppo tardi, quando finisce per ridursi a mero monologo. Così Marco si tiene dentro il dolore per il fallimento della sua precedente relazione; Lydia non ha il tempo di confessare qualcosa che teneva nascosto. Benigno, che ha alle spalle una non facile situazione familiare e vive con tutta l'ingenuità di un ragazzino troppo cresciuto, riesce solo attraverso il vetro di una finestra a guardare la ballerina Alicia…
Almodovàr riesce in questa pellicola, meglio che in altre, a non lasciarsi ingarbugliare dai fili che lui stesso dispiega.
Lo spettatore potrebbe talvolta perdere l'orientamento una volta catapultato in questo vortice in cui s'intrecciano storie di personaggi diversi, flashback, sogni, intermezzi che talvolta si trasformano in vere e proprie isole indipendenti dal livello principale della narrazione (si veda il cortometraggio muto in bianco e nero o l'interpretazione di Caetano Veloso di "Cuccuruccucù Paloma" accompagnato da una malinconica chitarra). Ci si rende però conto di come tutti questi inserti non siano infondo fini a se stessi ma concorrano alla definizione e al completamento del senso della storia che ci viene raccontata.
Il regista cioè sceglie per comunicare con lo spettatore anche linguaggi ad un primo approccio meno diretti e quindi meno comprensibili ma che trovano una loro collocazione armonica nell'impianto dell'opera. Insomma si sta parlando in fin dei conti dello stile di Almodòvar che, laddove non si lasci trasportare in modo eccessivo, raggiunge alti livelli espressivi ed emotivi.



