Tajabone - Salvatore Mereu
Prima prioiezione della giornata in sala grande: Tajabone. Il cast presente in sala ha sorriso timidamente allo scroscio di applausi finale meritato in particolar modo dagli attori bambini che con la loro recitazione naturale e genuina hanno conquistato la platea.
Il lungometraggio, che trae il suo titolo dal canto somonimo intonato all'inizio e alla fine dall'attrice Salì Diarra, descrive la realtà di una scuola media collocata nella degradata periferia sarda, palcoscenico di amori acerbi, delusioni e difficoltà dei suoi studenti.
I personaggi vengono presentati attraverso l'intreccio delle loro storie, molto diverse fra loro, alcune emblematiche di questa età di transizione altre atte a denunciere un mondo nel quale i bambini sono costretti a diventare aduti prima del tempo.
Abbiamo Noemi, innamorata di Nicola e talmente insicura da dover celare la propria persona dietro ad una fasulla identità virtuale; la guerra aperta tra due gruppi di ragazze mosse dall'invidia, dalla gelosia e dalla rivalità tipiche di un'età nella quale l'apparenza è tutto, il "triangolo d'amore" lui-lei-lui spezzato da un tragico epilogo; la fallimentare fuga dal campo rom di due ragazzini alla ricerca di un’utopica indipendenza; la difficile esistenza di Kadim, ragazzo senegalese, costretto a cercare lavoro per potere aiutare la madre e continuare gli studi.
Una trama semplice, forse non troppo innovativa, asciutta.
Toccante.




