I'm still here - Casey Affleck
La 67esima mostra del cinema di Venezia ospita entrambi i fratelli Affleck, tutti e due in veste di regista.
Casey ci propone un film-documentario sulla tormentata vita di Joaquin Phoenix, celebre interprete de "Il gladiatore" e cognato dello stesso.
L'intenzione del regista è documentare realisticamente la vita dell'(ex?)attore, seguendolo munito di videocamera e operatori, dal momento in cui decide di abbandonare il palcoscenico. La sensazione di realtà purtroppo svanisce davanti a una serie di eccessi presentati con nonchalance durante tutto l'arco del film.
Alocol, valanghe di cocaina, prostitute dai nomi più ovvi, presenza di attori del calibro di Jack Nicholson e Ben Stiller, esagerate discussioni con il proprio assistente accusato di infamia sono all'ordine del giorno in questo film.
E poi l’hip hop...Joaquin decide di seguire il suo ipotetico sogno: sfondare nel mondo della musica sotto lo pseudonimo di J.P.
Detto fatto, basta farsi crescere una barba esagerata, vestirsi in maniera approssimativa e scrivere testi di dubbio gusto per entrare in contatto con (nientemeno) P. Diddy.
L'apparizione al David Letterman Show e la rissa in un club di Miami dopo aver presentato il suo ultimo "successo" (da cui deriva il titolo del film "I'm still here") sono la ciliegina sulla torta.
Tutto davvero troppo esasperato, divertente, ma esasperato.
Eccessivamente teatrale il finale. Un Joaquin abbattuto e conscio di essere diventato "la parodia di sé stesso” (come recita un suo pezzo) fa ritorno nei luoghi d'infanzia, già presentati attraverso una registrazione del 1981, all'inizio del film.
Una lenta e rassegnata discesa nel fiume è la metafora visiva del suo crollo verso l'insuccesso e la pubblica umiliazione. La videocamera lo insegue fino a quando i suoi capelli spettinati non vengono completamente ricoperti dall'acqua torbida.
Insomma, un esordio in regia non troppo brillante per il giovane Casey.




