Non è un paese per vecchi - Ethan Coen e Joel Coen
In un piccolo paesino del Texas, tra i deserti e i cani e i Messicani, un cacciatore si imbatte in una impegnativa sorpresa. Intanto un paio di chilometri più in là un detenuto uccide un aiuto sceriffo strangolandolo con le manette: è così che parte la corsa.
Non so che cosa ne pensiate voi ma, almeno a nostro parere, troppe informazioni sulla trama, nel migliore dei casi, rischiano di rovinare l’ intero film ad uno spettatore appassionato e curioso.
Questi dati sono più che sufficienti. Il “cinema” è fatto fondamentalmente di “cinema”, poco di parole. Inutile chiacchierare di quello che si vede quando c’è, quasi palpabile, ciò che non si vede.
Mettiamoci un attimo tutti e due in poltrona dunque, e facciamoci una bella chiacchierata, io mi accendo una sigaretta.
Come dici? Non hai visto il film?!?
Mah! Parlando in tutta sincerità, non so proprio se ti potrà piacere: ecco è un film un po’ lontano da quella che è la convenzione di questi tempi.
no, no, mi dispiace per te ma non c’è neanche una scena di sesso.
no, lo schema del teatro greco in tre atti in “Non è un paese per vecchi” se vuoi, te lo puoi mettere anche nel culo. ( per Lucio, direttore esecutivo di questo sito, mi dispiace ma non riesco a trovare un’ espressione che renda meglio di questa. Tu hai visto il film e mi puoi senz’ altro capire quindi, per favore, non censurare, grazie).
Certo, certo, come dici tu il fatto che ha vinto quattro Oscar (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior attore non protagonista a Javier Bardem); se ha vinto quattro Oscar un motivo ci sarà.
Infatti…
Scusa un attimo, mi sta squillando il telefono.
[…]
Scusami eh, ma era una telefonata urgente. Dicevamo? Ah sì, gli Oscar.
Secondo me sono meritati. Non ho visto tutti i film candidati alle statuette - come avrei dovuto fare per sostenere una tesi del genere - però ho visto un gran film: nuovo, avvincente, particolare.
Chiunque riuscisse a intuire come andrà a finire il film dopo il primo tempo, guadagnerebbe tutta la mia stima e tutta la mia ammirazione; probabilmente anche il mio portafoglio perché sarei pronto a scommetterlo su due piedi con chiunque: tu che hai visto il film sarai senz’ altro d’ accordo con me; tu che ancora non l’ hai visto non ti preoccupare, te ne accorgerai.
Ma vogliamo parlare un attimo dei fratelli Coen? Mamma mia ragazzi, un'altra categoria. Sempre nuovi, freschi, sempre intriganti con le loro punte di ironia e di umanità. Due fratelli che non sono mai riusciti a cadere nel vortice assetato del business, un cinema da scoprire, seguire e gustare sempre; dagli esordii a film memorabili come “Il grande Lebowski”, “L’ uomo che non c’era”, “Fratello dove sei?”. Quà stiamo a parla’ di cinema, mica a pettina’ le bambole. Qua non si scherza mica: lasciate perdere Cristian de Sica, Massimo Boldi e le tagliatelle di nonna Gisa, questo è il cinema. Se il cinema ha qualche speranza di non appiattirsi e scomparire del tutto, visto il graduale assottigliamento di introiti che i Multisala registrano, un po’ lo si deve senz’altro Joel e Etan Coen.
Avremo modo di riparlarne.
Torniamo al film.
Non sarò tanto ingenuo da soffermarmi a lungo dove si sono appoggiate le statuette. State attenti però perché ora vi spiegherò, nel mio piccolo ovviamente, qualcosina che forse non tutti sanno: la “fotografia” di un film è il dosaggio della luce sul set. Questo dosaggio viene fatto per far sembrare la pellicola quanto più verosimile possibile. E, in questo caso specifico, è fatta veramente in modo perfetto. Nove volte su dieci, quando ho sentito qualcuno dire che quel film aveva una bellissima fotografia, aveva una pessima fotografia perché la fotografia,quella buona, ricordatevelo, è invisibile.
Bene, basta così per oggi. Guardate questo film se potete perché ne vale veramente la pena, anche se non c’è la colonna sonora.



