Niente paura - Piergiorgio Gay
"Niente Paura". Tutti, in tempo di crisi, sia essa personale, sociale o economica, abbiamo sperato di sentircelo dire. Come tutte le frasi, tuttavia, assume una diversa colorazione se a pronunciarla è la voce un po' ruvida, graffiata e sicuramente non intonata di uno dei cantanti più famosi d'Italia. Magicamente le parole che erano state ignorate dalla gente, quella che è convinta che "i politici si faccian solo i fatti loro", assumono un valore nuovo, inaspettatamente autorevole. Nel documentario di Piergiorgio Gay, presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia lo scorso 5 settembre, viene riportata senza mezzi termini la domanda. "Ma non è assurdo che sia un cantante a dirci che non dobbiamo aver paura?".
Mentre guardavo il film, un documentario che raccoglie le testimonianze di innumerevoli volti noti e diversi sconosciuti, di ogni età ma di un simile stampo, la domanda ha contagiato anche me. Sì, lo è, mi sono risposta. E' assurdo che serva un lavoro di questo tipo per spiegare ad una generazione, la mia, eventi come la strage di Bologna del 1980, l'importanza di un testamento biologico, chi fossero Falcone e Borsellino. E' assurdo che non si conosca la costituzione ma si sappiano a memoria i vincitori delle ultime sei edizioni di "Amici", è drammaticamente, dolorosamente reale che non esista un senso di appartenenza all'Italia. Mondiali esclusi, ovviamente.
Mentre le interviste di Margherita Hack si mescolavano a quelle di Paolo Rossi, passando per Don Ciotti e Umberto Veronesi, fino ad arrivare a Javier Zanetti e alle voci di ragazzi della mia età, ho avuto tuttavia la sensazione che l'obiettivo del regista fosse stato perfettamente centrato. Cullata dalle canzoni del Liga, tutte uguali tra loro ma con spunti di riflessione a volte inaspettati, ho capito che la musica pop, che così si chiama perché è popolare, aveva saputo trasformarsi in un potentissimo mezzo di comunicazione, capace di arrivare alle orecchie di quello che Paolo Rossi ha definito "pubblico", nel vago tentativo di trasmettere un messaggio. Di farlo ritornare "popolo".
"Niente paura" sembra quindi la risposta a tutto quel che si vede nel documentario. Ai dubbi sul futuro, alla presenza della mafia, alla sensazione di malessere e di sconforto che assale chi è giovane tanto quanto chi è in crisi. Indipendentemente dai gusti musicali, una valida indagine storica sull'Italia degli ultimi trent'anni, comprensibile e adatta soprattutto ai più giovani, a cui il messaggio principale è diretto. Niente paura.




