67esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Con Andy Lau, Carina Lau, Li Bingbing, Tony Leung Ka Fai

Di Renjie zhi Tongtian diguo – Tsui HarkUno dei rappresentanti asiatici in concorso quest'anno a Venezia è la mega produzione hongkonghese firmata dalla leggenda locale Tsui Hark che porta il titolo inglese di Detective Dee and the Mistery of Phantom Flame. Nel cast alcune delle star più famose del mercato asiatico. Un kolossal di due ore che intrattiene il pubblico presente, pronto a cogliere l'occasione di gustarsi un vero blockbuster, certo uno dei pochi in programma qui al Lido.

Nel settimo secolo Wu Zetian, la vedova dell'imperatore, sta per diventare la prima donna incoronata imperatrice nella storia della Cina. Quando alcuni alti funzionari sono assassinati con un misterioso veleno che provoca l'autocombustione la sovrana si decide a chiamare Di Renjie (eroico soldato imprigionato per tradimento) per risolvere il mistero prima della sua incoronazione. Affiancato da altri due eroi Di Renjie riuscirà a sventare un vasto complotto, salvare la vita all'imperatrice e convincerla a regnare con giustizia.

Un classico wuxiapian che racconta in chiave mitica e venata di fantasy vicende di personaggi realmente esistiti agli albori del millenario Celeste Impero, ricco di azione e combattimenti acrobatici in pieno stile Hong-Kong (le coreografie sono dell'ex attore di film di kung-fu Sammo Hung). Nonostante il grande budget e le eccellenti personalità coinvolte nella produzione questo film non convince molto soprattutto da un punto di vista fotografico: le ambientazioni sono spettacolari ma poco suggestive, le ricostruzioni al computer della Cina del settimo secolo sembrano spesso dei set da videogioco e tutte le scene appaiono troppo irrealmente luminose. Anche lo svolgersi della trama, quasi una detective-story, ogni tanto si perde in lungaggini e i colpi di scena (la scoperta di personaggi mutanti) appaiono gratuiti.

In definitiva un buon prodotto di intrattenimento, non troppo distante ormai da un gusto europeo (gli ultimi dieci anni con Ang Lee e Zhang Yimou questo genere ha avuto una rinascita commerciale anche da noi) anche se saldamente piantato nell'orto cinese, come testimoniano le battute finali. Sicuro successo sugli schermi dell'Estremo Oriente, in concorso a Venezia appare un po' fuori contesto: chi metterebbe Le cronache di Narnia, o similia, in calendario in un grande Festival?


Giacomo Lamborizio