Cronaca di una morte annunciata - Gabriel Garcia Marquez
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Come nella migliore tradizione dei thriller, Garcia Marquez annuncia fin dalle prime righe chi sarà la vittima. Così l'apertura del breve romanzo lascia al lettore subito la sete di saperne di più. La sua gola, però, dovrà rimanere ancora asciutta; forse, se sarà fortunato, qualche sorso, di tanto in tanto, potrà averlo per alleviare l'arsura.
"Il giorno che l'avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo".
Ma come nelle peggiori tradizioni dei thriller, questa volta l'autore decide di spezzare il continuum del racconto.
Non segue, infatti, la spiegazione del misfatto, quanto, piuttosto, la fioritura, in tutta la sua bellezza, del canto corale di pochi personaggi, a volte vicini alla vittima, altre lontanissimi, altre ancora completamente inutili, ma mai intrusi. é da tutte le loro bocche che la morte del giovane Nasar, già più che sbraitata dai coltelli da macellaio affilati che i due gemelli Vicario, per l'onore violato della sorella Angela Vicario, impugnavano alti per le straducole del paese, diviene ancora più annunciata e pianta.
Tutti in paese vegliano sul morto che cammina, accusato nella prima notte di nozze con il ricco Bayardo San Ròman, dalla stessa Angela, di aver violato il suo candore di fanciulla.
L'elemento più descrittivo e l'intero impianto giornalistico del romanzo (perchè di cronaca si tratta, come lo stesso titolo della narrazione dice essere), non lascia da parte tutto il fascino della letteratura latino-americana e, soprattutto, quella di Garcia Marquez, premio Nobel per la Letteratura nel 1982 grazie al capolavoro, manifesto del nuovo genere letterario del realismo magico, "Cent'anni di Solitudine" (1967).
Il tempo divoratore, famelico, ingoia la realtà tutta, che, assai più lenta, si dilata, invece, in uno spazio assoluto, mai geograficamente definito, sempre intuito ed intuibile.
Le parole si susseguono violente nell'odore di merda che la morte di Nasar lascia nelle narici dei presenti, non senza, tuttavia, rendere mitico e innegabilmente dignitoso, anche quell'attimo di cruda bruttezza: il giovane, prima di venire a morte, "inciampò sull'ultimo scalino, ma si rialzò subito".
La dilatazione della realtà permette alla stessa di far proprio il magico, il misterioso, il fantastico che è in seno alla natura, ad esempio, di un sogno che diviene premonitore e dei presagi vivi in esso. "Sognava sempre alberi" , disse sua madre, "la settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo su un aereo di stagnola che volava in mezzo ai mandorli senza mai trovare ostacoli". Ma lei non fece caso agli alberi. "Tutti i sogni con gli uccelli sono di buon augurio".
Poco dopo avrebbe trovato il proprio figlio squarciato come un maiale un lunedì ingrato, ancora più di quanto possa essere di solito.
"Cronaca di una morte annunciata", sa di una dura realtà che muove in chi legge un amore compassionevole verso chi muore e verso chi uccide; lo fa inorridire davanti alla vita di quei enormemente piccoli personaggi; lo fa correre davanti al patio della casa di Nasar per assistere alla sua esecuzione, di cui tutti parlano, di cui tutti sanno, con la speranza di non perdersi neanche una goccia del suo sangue.
Un fattaccio simile fa sempre notizia. Anche prima che accada.



