67esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Se hai una montagna tienila all'ombraUn documentario sulla cultura e sul suo significato sociale può sembrare quasi scontato al Festival del cinema: insomma, se non è cultura questa!!!(Penseranno in molti…).
Ma quando la visuale spazia dall’elemento naturale più puro, e anche più colto perché tante volte protagonista delle vite degli uomini, il mare, alla campagna mantovana in mezzo a contadini, braccianti, uomini di oggi, lavoratori nelle saline, allora ti rendi conto che forse manco tu sai esattamente cosa vuol dire cultura.

Forse sai cosa non vuol dire, sai che non è collegata così strettamente al culto della televisione, e nemmeno alla persecuzione della stessa; sai che non è racchiusa in un sol libro, che non si limita a comparire.

Sai che esiste, c’è, è parte di te - come giustamente affermato dai filosofi intervenuti all’interno del documentario - in quanto l’hai insita sin dalla nascita, e sta a te affinarla, orchestrarla nella girandola delle esperienze. Il raffinato documentario della Sgarbi forse può aiutare in questo senso, essendo articolato alla “vecchia maniera”, girando l’Italia con microfono, musica di Battiato e domande che cambiano e si evolvono insieme alle persone che ci si trova di fronte.

Forse cultura oggi è patrimonio di idee, la ricerca di una conferma, di una logica in chi percepisce: non c’è (anche perché sarebbe probabilmente impossibile) l’intento di voler definire in maniera statica la cultura, anzi è evidente la sua eterogeneità.

Risalta però il senso comune di disagio, imbarazzo –Elisabetta Sgarbi arriva a parlare di “inadeguatezza” - della società, della gente nei confronti della cultura di oggi.

Ci si imbarazza quando si ammette di non leggere, ma si è fieri delle conoscenze nel campo del lavoro: non è forse tutta cultura?

Allo stesso tempo, quasi si percepisce un certo orgoglio nel precisare di non avere tempo, come se ancora adesso fosse “qualcosa da ricchi”; perché sì, è un piacere, ma tanto a che serve? Ed ecco celato dietro questi luoghi comuni, che purtroppo resistono abbastanza, l’imbarazzo, la reticenza, la mancanza di quel desiderio di perpetrare questa esigenza primaria dell’essere umano.

Il documentario scandaglia gli sviluppi di “Cosa si intende oggi per cultura?” - domanda posta in maniera pericolosamente semplice, eppure molto sottile e carica di riflessioni.
L’atmosfera rarefatta, che induce alla meditazione e alla ricerca è giustamente in aperta polemica con la settorialità degli insegnamenti di oggi, che vanno loro stessi a seppellire la cultura.

Meglio sarebbe ritornare allo stato primario, della generalità culturale, poi da soli provvedere alla settorialità, senza scaricare le proprie inquietudini sul fardello di oggi, la tecnologia. A prevalere deve essere la volontà di conservazione, non di semplificazione.
Ricordiamoci ogni tanto che “Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra”.


Raffaella Carraro