Da Livorno al Quirinale - Ciampi, LeviIl dibattito sulla (in)adeguatezza della nostra classe dirigente imperversa da diverso tempo sui giornali, a partire da quando, poche settimane fa, Famiglia Cristiana ci aveva ricordato di che pasta fossero fatti politici, imprenditori, alti dirigenti d’impresa e tutti quegli altri membri dell’élite socio-economica di casa nostra. Per evitare tragici suicidi tardo-agostani dettati dal pensiero che siamo in mano ai vari Franco Pecorini, Giorgio Stracquadanio e Gaetano Quagliariello (per non dire di Capezzone o di Latorre…) consiglio la lettura di Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano, colloquio di Arrigo Levi con Carlo Azeglio Ciampi.

L’arzillo novantenne la cui fotografia era appesa in ogni Questura fino a quattro anni fa ci fornisce una lucida panoramica di quella che è stata la sua intensa e brillante esistenza, in uno snello volumetto che si legge in un pomeriggio. Ripercorre, a colloquio con Levi, le tappe della propria vita, dall’adolescenza segnata dal salto di due classi e da un singolare fervore intellettuale, alla giovinezza spesa, prima, come allievo della Normale e, poi, come studente di Giurisprudenza; per arrivare, passando attraverso la guerra e il lavoro da professore di liceo, all’impiego in Banca d’Italia.

La serietà, l’impegno, l’onestà e la rettitudine che traspaiono dal racconto devono essere da esempio per noi giovani, se vogliamo presto prendere in mano le redini del nostro Paese. Su tutte, ricorderei questa massima del Presidente emerito: “non prendere impegni che sono al di là delle tue forze. Ma se li devi prendere, bando a ogni incertezza o timidezza, rimboccati le maniche e mettiti a lavorare”.


Egidio Greco