Il concerto degli U2 a Torino
Era parecchio tempo che non andavo a un mega-concerto rock. Potrebbero essere anche dieci anni. Chissà poi perché. E allora comincerò dalla fine: trovo sia stato un concerto strepitoso.
Avevo pensato che mi sarebbe piaciuto. Invece è stato strepitoso. Non avevo nemmeno preso il biglietto. Poi due giorni fa, arriva una telefonata e "Se vuoi venire, c'è un biglietto."
Vado.
Vado perchè gli U2 hanno la mia età.
E perché quando avevo vent'anni, se mi chiedevano che musica mi piaceva, rispondevo:
"Bah... gli U2 e Peter Gabriel".
E pensavo che sarebbe stato come ritorvare dei vecchi compagni di classe che non vedi da un po'.
Due chiacchere, un po' di malinconia. E poi ciao.
Non che non sia successo.
Loro sono sempre loro.
Adam Clayton con quell'aria di essere finito lì per caso. L'unico con una maglia un po' da fighetto.
Conosco uno che dice che Adam Clayton è l'uomo che ha avuto la più grossa botta di culo della storia.
Larry Mullen che ha sempre la faccia di quando da ragazzino picchiava sui tamburi di una banda militare. La faccia. E i tempi della batteria.
The Edge che nasconde la sua timidezza dietro il cappellino e i ricami della chitarra.
Bono che è sé stesso. E non serve aggiungere altro.
La prima roba che mi è piaciuta è come sono entrati - e sono usciti - dal palco.
Niente fronzoli. Niente sorprese o giochi di luce.
Entrano e escono come degli sposi arrivano e escono in chiesa o in comune.
Camminando tranquilli. Con i loro strumenti. E rispondendo alla gente che li saluta.
Quattro ragazzi che vanno a fare il loro lavoro.
Un low profile che faceva davvero contrasto con la grandiosità della scena.
Perchè il palco faceva davvero impressione a vederlo.
Cosa ci vorrà a montare e smontare una roba così?
Ma la cosa più incredibile era lo schermo circolare su cui si proiettavano le immagini.
E' persino difficile da spiegare. Una cosa che si allunagava e stringeva come una maglia elastica, ma senza far perdere definizione all'immagine. Non so proprio come dirvelo.
Ma ero lo spettacolo nello spettacolo.
Poi la musica.
Che era la cosa che mi dava più timori.
Sapevo che avrebbero fatto ben pochi brani vecchi.
Quelli di quando c'eravamo conosciuti.
E sapevo anche che dopo Achtung Baby i ragazzi avevano giusto imbroccato qualche canzone e messo giù un po' di oneste ballate rock. Mica altro.
Invece, boh... non so se ero predisposto o cosa sia stato.
Se il fatto che non sia proprio un bel momento abbia fatto sì che...
Ma è stato tutto bello dall'inizio. Belli carichi noi e loro.
Volevo fare delle foto. Ma la batteria del mio Nokia a metà serata si è eclissata.
Un po' le ho fatte. Ma la parte migliore me la sono persa.
Tutto canonico.
Di particolare c'è stato solo il pezzo nuovo di cui si è parlato sui giornali (niente di che).
E una specie di versione afro/techno di Discoteque (bella).
Per il resto, onesto rock 'n roll.
Ma l'onesto rock 'n roll è una di quelle cose che da senso alla vita.
Perlomeno alla mia.
E' inutile che mi metta a fare il recensore musicale. Non è il mio mestiere.
Il recensore emozionale però posso farlo.
E quando, mentre sullo schermo circolare andavano le immagini dei ragazzi di Teheran, è partito l'attacco di batteria di Sunday Bloody Sunday, be'... quella emozionalmente è stata proprio una botta secca.
Così come quando un sermone di Desmond Tutu ha fatto da apertura a One, giuro - giuro - che avevo le lacrime agli occhi. E sono portato a credere che chi non le avesse fosse solo un fottutissimo stronzo.
Lo so, lo so.
Lo star-system e le leggi di mercato impongono che si offrano una serie di prodotti anche per la fascia illuminata e politically-correct dei consumatori.
Che fra l'altro se c'è una roba che proprio non sopporto è il politically-correct.
Ma a me il concerto di ieri sera è davvero piaciuto.
Non fosse altro per il fatto che ho ritrovato quattro vecchi amici di Dublino.
Circa il resto delle cose, si vedrà ogni giorno di trovare il modo di cambiarle.
Possibilmente in meglio.
Così su due piedi non saprei fare proposte precise.
D'altra parte, come diceva Deckard, "chi è che lo sa?".
PS
Grazie a Roberto per essersi ricordato di me.
Grazie a Elisa per aver dovuto/voluto rinunciare.




