Mamba Boy - Nadifa Mohamed
Jama è un bambino somalo: sua madre è una nomade che, con la sua famiglia, segue le carovane di cammelli nel deserto, mentre suo padre è un cantastorie ed un sognatore, partito per andare a lavorare in Sudan quando lui era ancora piccolissimo.
Il viso del padre Jama non lo ricorda nemmeno, ma si sente indissolubilmente legato a lui, tanto da decidere di seguirlo, iniziando un lunghissimo viaggio per tutta l’Africa Orientale, per nulla impaurito dai pericoli che lo attendono. Jama d’altronde non è un bambino come tutti gli altri: quando sua madre era incinta, infatti, un grosso mamba nero le strisciò lentamente sulla pancia mentre era seduta sotto un albero di acacia a riposarsi dal sole cocente del deserto. Poi il grosso serpente se ne andò, placido com’era venuto, donando una straordinaria tenacia al bambino che mamma Ambaro portava in grembo.
Dalla città di Aden, nello Yemen, dove convivono arabi, somali, ebrei e chi più ne ha più ne metta, Jama si sposta verso l’Eritrea tristemente colonizzata dagli italiani, dipinti come crudeli sfruttatori, ma che si redime con il personaggio del maggiore Leon, ebreo e quindi tiranneggiato dai commilitoni. Le peregrinazioni di Jama, diventato ormai adolescente, proseguono poi in Abissinia, dove trova l’amore con la bellissima Bethlehem, che sposa in fretta e furia e a cui promette di tornare quando sarà diventato ricco. Forte della sua dimestichezza con le lingue, ecco quindi che Jama prosegue a passo spedito verso nord, superando un numero interminabile di ostacoli e imprevisti, ma mantenendo sempre Bethlehem nel cuore. I due si sono infatti promessi di guardare la stella polare ogni volta che si fossero sentiti soli, ricordandosi che l’altro stava guardando lo stesso cielo.
La storia di Jama è quella del popolo somalo, costretto ad emigrare da una terra arida ed impoverita verso un futuro più prospero, ma è anche la storia di un continente e delle sue ferite, non da ultima quella del colonialismo, sia questo italiano, francese o inglese. E’ un romanzo sulla memoria, perché molti, sia africani che europei, vorrebbero dimenticare quel terribile periodo in cui tutti volevano accaparrarsi un pezzetto d’Africa, cercando di conquistare indiscriminatamente uno scatolone di sabbia o il regno del Negus.
Nadifa Mohamed ha dedicato questo libro al padre, che gli ha “squadernato davanti la sua vita”. Nata nel 1981 ad Hargesia, la seconda città della Somalia, si è trasferita nel 1986 in Inghilterra ed ora scrive in inglese. Ha studiato ad Oxford e questo è il suo primo romanzo, che dimostra come la geografia della letteratura africana della diaspora includa, eccome, la Somalia. Avvincente e quasi picaresco, “Mamba Boy” è un libro interessante tra quelli offerti tra gli scaffali delle librerie in questo periodo, anche perché non è per nulla esotico, né intriso da quel sentimentalismo fastidioso che contraddistingue una certa letteratura sbrigativamente definita “etnica”.



