Ciao José
José Saramago ha cessato di esistere poche ore fa.
Per i pochi che non sanno chi è, cito da wikipedia:
José de Sousa Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922 – Tías, 18 giugno 2010) è stato uno scrittore, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998.
Scusate la mia commozione. Se detestate gli articoli sentimentali, di pancia, molto personali, potete in un lampo cliccare sulla freccetta rossa in alto a destra e passare a qualcos'altro.
Saramago, infatti, per me, è uno scrittore del cuore. Ognuno li ha. Qualcuno ne ha uno solo, altri una moltitudine.
Il suo libro a cui sono più vicino, uno di quelli che vorrei portare sempre con me (in una gita, dal benzinaio, sotto il cuscino) è "Viaggio in Portogallo": la storia di un percorso nell'affascinante terra portoghese.
L'uomo-viaggiatore che registra dentro di sé impressioni e frammenti di esistenze, in un percorso conoscitivo e sentimentale che appare inesauribile.
L'ho letto a dodici anni, proprio in Portogallo. A bordo di una lunga, vecchia, volvo grigia che guidava il mio babbo allora.
Ogni volta che mi annoiavo leggevo un piccolo pezzo. Come un panino che mangiucchi e poi rimetti via nello zaino.
L'ateo materialista e senza speranze che è in me, ad ogni avvenimento simile, è a terra. Perché ha paura che José, spegnendosi, si possa dimenticare di tutte le sue parole o, chessò, della sua prima macchina da scrivere.
Del suo viaggio in Portogallo.



