Paper Street ai Mondiali 2010

Ad una settimana esatta dal debutto italiano in Sud Africa anche la Rivista e Associazione culturale Paper Street dedica il suo spazio ai mondiali di calcio. Buona lettura!

Paper Street ai Mondiali - Introduzione “Non mi sentivo così da quando Archie Gemmill segnò contro l'Olanda nel '78”

Lo sport è l'epica del nostro tempo. E i prati dei Mondiali di calcio sono un po' la versione moderna della piana di Ilio.

Siamo alle porte della diciannovesima edizione della rassegna sportiva più seguita e amata. Un mese in cui trentadue paesi trattengono il fiato; gli impallinati di tutto il pianeta vanno in overdose di partite; le discussioni esplodono in ogni angolo; i capi di arbitri, guardalinee e commissari tecnici si popolano di foreste di corna; nascono eroi invicibili come Achille e freccie vigliacche li abbattono; insomma per un mese ogni quattro anni tutto il mondo assomiglia all'Italia. E l'Italia entra nello psicodramma.

La citazione in epigrafe, commento di un orgasmo dal film Trainspotting, è emblematica per un motivo: non c'è solo la ristretta oligarchia che a ogni edizione si presenta per vincere, ma tutte le nazionali hanno avuto/possono avere il loro grande momento, è questo il bello. Come la Scozia che in una partita di girone per quattro minuti crede all'impresa di eliminare l'Olanda, l'Arancia Meccanica del calcio totale, grazie al grandissimo gol del piccoletto Gemmill.

L'etere si sta popolando di top ten, classifiche, repertori, albi d'oro, e spezzoni di vecchi match: simpatici giochini di cui anche noi di Paper Street subiamo il fascino.

Abbiamo così chiesto ai nostri collaboratori di raccontarci il loro mondiale. Buona lettura.


Giacomo Lamborizio