Fuga di mezzanotte - Alan Parker
In vacanza a Istanbul con la fidanzata Susan (Irene Miracle), l'ingenuo giovane americano William Hayes (Brad Davis), detto Billy, si lascia appioppare da un tassinaro due chili di hashish e si presenta all'aeroporto con la droga incollata al corpo.
E' il 6 ottobre 1970. Ispezioni severe a causa di recenti attentati terroristici mettono il ragazzo nelle mani della polizia turca. Gli interventi del console statunitense Daniels (Michael Ensign), l'arrivo del signor Hayes (Mike Kellin) in soccorso del figlio, le manovre del viscido avvocato Vesil, non impediscono né il processo né la condanna a 4 anni e due mesi nel carcere turco di Sagmacilar, diretto dal feroce Hamidou. Il ragazzo fa amicizia con il connazionale stravagante Jimmy, con lo svedese Erich e con l'allucinato Max. L'ambiente, già terrificante per lo stato di abbandono, è ancor più terribile per la brutalità dei secondini e per la disumanità dei carcerati. L'irriducibile Jimmy tenta la fuga da solo; e male gliene incoglie. Una nuova strada verso la libertà viene intrapresa da Jimmy con la compagnia di Billy e di Max (John Kurt); ma un imprevisto li induce a desistere. Intanto Nixon irrita i Turchi, accusandoli di troppa permissività nei riguardi della droga. Il Pubblico Ministero, che già aveva chiesto l'ergastolo, ha buon gioco per indurre Ankara a impugnare la prima sentenza. Nel nuovo processo, Billy che ormai era a 53 giorni dalla scarcerazione viene condannato a 30 anni. Mentre si trova nel braccio manicomiale per avere aggredito il lercio detenuto-spia-commerciante Rifki (Paolo Bonacelli), il protagonista riceve la visita di Susan, e un gruzzolo di dollari. L'involontario assassinio del direttore Hamidou che, in risposta a un tentativo di corruzione, lo picchia e minaccia di sodomizzarlo, apre uno spiraglio per la fuga. E' il 4 ottobre 1975.
Fin dall'inizio del film veniamo scaraventati in un mondo lontanissimo dal nostro (la Turchia per l'appunto), e percepiamo lo stato d’animo dello sfortunato protagonista della vicenda: il disagio è enorme e c’è un gran desiderio di tornare nella propria patria. Ma mentre noi siamo seduti su una comoda poltrona di casa, il povero Billy Hayes (Brad Davis), per rivedere la sua città natale in America, dovette aspettare più di vent'anni, alloggiato in un orribile carcere turco.
Il film infatti non ci risparmia niente sulle disavventure del protagonista risultando asciutto, crudo e violento, dunque un susseguirsi di emozioni e sofferenze pervadono la vicenda; un film certamente da vedere che apre gli occhi su ciò che ha vissuto realmente un uomo (William Hayes) e come lui tanti altri.



