Oltre le regole - Oren Moverman
The messenger.
E' strana l'industria cinematografica, molto strana. Prima vuole fare l'alternativa, la ribelle, ponendosi come voce che vuole uscire dal coro ed esprimere sdegno e rabbia e poi, puntualmente, scopriamo che ha scelto la via più facile, la più veloce e anche più banale: ed ecco che nell'anno del tanto osannato e premiato THE HURT LOCKER, film con cui Hollywood si è messa il cuore in pace raccontando gli orrori della guerra (ce n'era ancora bisogno?!), un film come THE MESSENGER viene tranquillamente lasciato in disparte. Del resto, meglio raccontare per l'ennesima volta cosa una bomba può fare piuttosto che descrivere il lutto e i drammi che la guerra porta alle persone che, indirettamente, ne fanno parte.
THE MESSENGER è un film bellissimo, scritto e recitato senza fronzoli, senza puntare su scene madri strappalacrime o recitazioni eccessive e sopra le righe.
E' un film dotato di un'anima quasi dimessa, in cui i suoi protagonisti, questi angeli della morte freddi tanto sistematici, ti portano la notizia che mai avresti voluto ricevere. Un film sulla guerra senza che essa venga mai pronunciata o rappresentata, un road movie della morte (passatemi il tremine, grazie) in cui ad ogni tappa l'illusione che ancora una speranza possa esistere diventa sempre meno una certezza e due protagonisti che rispecchiano i sentimenti che gravitano attorno a questo nome, guerra: gelidi nel comunicare le notizie, incapaci di porve rimedio, incazzati in quanto impossibilitati dal trovare una soluzione. Ben Foster e Woody Harrelson: due angeli della morte, due pesi massimi della recitazione. Ma, ovviamente, puntualmente ignorati.



