Il cartaio - Dario ArgentoRoma: un serial killer rapisce giovani ragazze e sfida la polizia ad una partita a poker in una videochat, posta: la vita della malcapitata. L’agente Anna Mari (Stefania Rocca) ed un commissario dell’ ambasciata inglese (Liam Cunnigham) seguono diverse piste e cercano di salvare le vittime con l’aiuto di Remo (Silvio Muccino), un “esperto” di videopoker.

Nonostante la trama possa apparire avvincente, va detto che questo lavoro, rifacendosi al poker appunto, si potrebbe considerare una “scala mancata”- o, se si preferisce, una buona idea non sfruttata - a causa delle numerose e notevoli pecche che il film presenta, prima tra tutte la recitazione. Condanna piena per Stefania Rocca, nei panni della protagonista, mai calata a pieno nel personaggio, lettrice inerme di battute, che non convince assolutamente; maluccio anche gli altri attori eccezion fatta per un Claudio Santamaria dignitoso. Ad onor di cronaca dobbiamo aggiungere che il film è stato girato completamente in inglese - per favorire una maggiore esportabilità nel mondo - e poi doppiato in italiano.
Queste due fatiche se le potevano risparmiare, visti i risultati.

Veniamo alla struttura narrativa: monotona e prevedibile, fa acqua da tutte le parti e non riesce mai a creare quella tensione e quella suspance tipica del thriller-horror che tanto ha caratterizzato i capisaldi del cinema del cineasta romano negli anni 70; da metà film in poi già si intuisce come andrà a finire e la sceneggiatura non fornisce divagazioni dalla storia che sembra inculcata su un unico canale.

Ma, insomma: che fine ha fatto Dario Argento? Quello de “L’uccello dalle piume di cristallo” e “Profondo rosso”: davvero non si sa. La mia convinzione è che arrivato ad un certo punto di una carriera come la sua non si possa permettere di cedere alle provocazioni del business cinematografico come “arma per fare soldi” sfruttando la fama dei lontani allori e, anche se mi dispiace confessarlo, proporre questa specie di film “per la televisione” - fatto malissimo tra l’ altro- da un artista come lui appare come una sorta di offesa per lo spettatore “onesto”... dunque Dario, o ritorni, o te ne vai...
Basta col cinema fatto coi nomi, è ora di tornare al cinema delle idee!


Federico Braconi