In vista del Salone del Libro di Torino, in programma dal 13 al 17 maggio, Stefania Basset ci presenterà alcuni degli attesi protagonisti dell'evento. Oggi spazio ad Anita Desai, grande rappresentante della letteratura dell'India, paese ospite della prossima edizione del Salone.

Anita Desai al Salone del Libro di TorinoIl Salone del Libro di Torino, che quest’anno si terrà dal 13 al 17 maggio, avrà come paese ospite l’India. Da tempo le nostre librerie sono invase da titoli di romanzi ambientati nel subocontinente: da titoli esotici come “Matrimonio a Bombay” ai bestseller come “Le dodici domande” di Vikas Swarup, da cui è stato tratto il film "The Millionaire" di Danny Boyle. Ma l’India detiene scrittori di grandissimo valore da molto prima del boom del milionario. L’uomo che ci ha fatto conoscere la letteratura postcoloniale indiana è certamente – come non citarlo - Salman Rushdie, che con il suo “I Figli della Mezzanotte” si è imposto alla nostra attenzione già nel lontano 1981.

Alla 23esima edizione del Salone Internazionale del Libro, tuttavia, sarà presente un’altra importante scrittrice indiana, Anita Desai. Molto amata dal pubblico italiano, tanto che nel 2006 le è stato dedicato il Dedica Festival a Pordenone, Anita Desai è l’autrice di numerosi romanzi e raccolte di racconti, tra cui vorrei segnalare “Chiara Luce del Giorno”, “Digiunare, Divorare” e “Notte e Nebbia a Bombay”, tutti editi in Italia da Einaudi.

Nata a Mussoorie nel 1937 da padre bengalese e madre tedesca, Anita Desai scrive in inglese, lingua in cui ha imparato a leggere e scrivere a scuola, mentre a casa parlava tedesco e fuori casa tutta una serie di altre lingue (bengali, urdu, hindi e inglese). Vista la babele di lingue che compongono la sua identità, non stupisce quindi che il protagonista di “Notte e Nebbia a Bombay” sia un ebreo tedesco, Hugo Baumgartner, che nonostante viva in India da cinquant’anni la vede con gli occhi di un estraneo.

Tutti i personaggi di Anita Desai sono d’altronde degli “outsider” nella società indiana: chi per l’educazione occidentale che ha ricevuto, chi per la vita che ha condotto o che è stato costretto a condurre, vedono tutti il mondo che li circonda con occhio diverso e più attento. Grande attenzione è posta anche alle donne nei romanzi della Desai: in “Digiunare, Divorare” (eccellente tra l’altro la traduzione di Anna Nadotti del titolo originale del libro, “Fasting, Feasting”) la protagonista Uma è una zitella che sogna una vita più eccitante di quella spartana a cui i genitori l’hanno costretta proprio perché non sposata. La sua eccitazione per un tè accompagnato da qualche dolcetto, riservato alle occasioni speciali, spiega bene quanto Uma sia ansiosa di vivere i piaceri della vita che non ha mai provato, che siano un pasto al ristorante o l’affetto di una persona cara. “Chiara Luce del Giorno”, invece, quasi interamente ambientato in una casa della vecchia Delhi, contrappone due sorelle, una sposata e l’altra nubile, con i conseguenti attriti e i ricordi di due vite molto diverse.

Con il suo linguaggio poetico e delicato, le sue descrizioni minuziose ma mai noiose, Anita Desai è bravissima nel descrivere i dettagli della vita quotidiana: quelle piccole epifanie che fanno di ogni giorno un giorno speciale. Da non confondere con la figlia Kiran, anche lei scrittrice e vincitrice del Booker Prize con “Eredi della Sconfitta” nel 2006.


Stefania Basset