Happy Family - Gabriele Salvatores
Ezio (Fabio De Luigi) è uno scrittore alle prese con la stesura del suo primo film. Mentre butta giù la bozza, attorno a lui i personaggi della sua storia vivono come se fossero reali (o lo sono?) e lui stesso entra a farne parte. Sono due famiglie, una più agiata e l’altra più popolana, unite dal fatto che i due rispettivi figli sedicenni hanno intenzione di sposarsi. Una serie di scontri e incontri li porterà all’epilogo del racconto.
I film che parlano di cinema rischiano sempre grosso. L’autocompiacimento è costantemente alle porte, troppe strizzatine d’occhio ai critici o ai giornalisti, per poi alla fine buttarla molto spesso in burla (vedi il mal riuscito e recente Disastro a Hollywood). E’ quindi con piacere che plaudo Gabriele Salvatores – che si riprende dal brutto fallimento di Come Dio comanda - e del suo esperimento narrativo di Happy Family. Che poi tanto esperimento non è visto che, neanche tanto velatamente, Salvatores rubacchia qua e là da un mucchio di film per costruire però un’opera inconsueta per l’Italia e che molti spettatori nostrani hanno trovato originale proprio non conoscendone i capostipiti di riferimento: innanzitutto I Tenenbaum di Wes Anderson, da cui il regista riprende una bizzarra schiera di personaggi sopra le righe ma anche uno stile fotografico dai colori sgargianti e dalle scene tutte “a tinta unita”. Qualcuno ha visto anche un chiarissimo riferimento ad About a Boy per quanto riguarda il protagonista scrittore che vive di rendita, e in qualche modo anche qualche autocitazione da Nirvana e Marrakech Express.
Malgrado tutto Happy Family riesce a vivere di vita propria. Un gioco di scatole cinesi che strania nella prima parte ma diverte molto in più momenti, grazie ad una sceneggiatura davvero azzeccata. E la cena che dà la svolta al film, nella quale tutti si trovano attorno ad un tavolo a svelare i loro altarini, è un momento di ottimo cinema, anche e soprattutto per la straordinaria – chi lo potrebbe mai immaginare? – alchimia tra Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio: due attori talmente distanti tra loro come mondi e recitazione da risultare irresistibili assieme. Ne escono strapazzate le donne, perchè la coppia Margherita Buy/Carla Signoris non funziona proprio soprattutto per colpa di quest’ultima, troppo “televisiva” nella sua performance isterica.
Capitolo a parte per Fabio De Luigi: se le sue prime comparsate al cinema potevano definirsi una sorta di gioco, di carriera alternativa, qui gli viene assegnato da Salvatores il ruolo di protagonista assoluto costantemente in scena. Ce la fa? Ce la fa a metà. De Luigi ha un’ottimo volto cinematografico, molto malinconico e quasi d’altri tempi, ma non riesce a staccarsi dalla sua macchietta, gli servirebbe una sterzata davvero seria e una prova più convincente. Aspetteremo e vedremo. Intanto per chi vede il film e si chiede chi interpreti quel piccolo omino di nome Gianni, col baffetto e gli occhietti vispi, a cui tocca anche l’onere di chiudere il sipario finale, beh si dà il caso sia lo storico e indimenticato volto di Marrabbio nella serie Kiss Me Licia con Cristina D’Avena! Guarda te che sto qua a dirvi!
Trovate questa recensione anche su:
TuonoNews



