Appuntamento con l'amore - Garry Marshall
Premetto, non sono andato a vedere Appuntamento con l'amore di Garry Marshall aspettandomi un capolavoro di Ejzenštejn ma neanche una simile nefandezza. In effetti pensandoci bene Marshall è dai tempi di Paura d'amare (1991) che non azzecca più un film e la cosa avrebbe dovuto insospettirmi ma confidavo nel supercast di interpreti e nella mia utopica speranza di trovare ancora una commedia hollywoodiana degna di questo nome.
Purtroppo le mie magre aspettative erano del tutto mal riposte. La trama è facilmente riassumibile: a Los Angeles, durante il famigerato giorno di S. Valentino, le vicende sentimentali di diversi personaggi (ben 21 per la precisione) si intrecciano tra di loro con esiti positivi (la maggior parte) e negativi (questi ultimi si contano sulle dita di una mano monca).
Come avete potuto capire, il modello narrativo è quindi il film alla Altman (il personaggio di Anne Hathaway fa come secondo mestiere l'intrattenitrice telefonica per adulti, esattamente come Jennifer Jason Leigh in America oggi) ed epigoni come Magnolia, Scherzi del Cuore e Love Actually ma la qualità dei suddetti film rimane per Marshall un lontano quanto irraggiungibile miraggio. Il vero problema di Appuntamento con l'amore risiede tutto in una sceneggiatura di una prevedibilità imbarazzante, poco divertente e una regia ingessata, convenzionale, piatta.
E così tra siparietti decisamente improbabili e melensi, il film scorre placidamente per tutti i suoi interminabili 125 minuti, troppi per un'operina senza infamia e senza lode come questa...
Nemmeno l'affollatissimo cast composto da volti storici come Shirley MacLaine a giovani teen idol del momento come Taylor Lautner, passando per icone del cinema di Marshall come Julia Roberts e Hector Elizondo (non poteva mancare ovviamente l'autocitazione da Pretty Woman), riesce a risollevare le sorti del film e svolge solo la funzione di specchietto per allodole (il sottoscritto in primis) per il grande pubblico che, dati del box office alla mano, al meno per quel che riguarda il nostro Paese, non è cascato nella trappola.
Inoltre trovo particolarmente irritante il fatto che gli uomini fossero tutti dannatamente belli, muscolosi e depilati mentre le donne tutte in carriera, magre da far paura, costantemente su tacchi/trampoli e con il blackberry in mano. Per carità, ci si rifà un po' gli occhi ma se si è delle persone vagamente normali ci si sente delle merde per più di due ore.
A conti fatti si salvano solo 3 cose:
1) la sequenza in cui Jennifer Garner si vendica del bugiardo e traditore seriale ,ben interpretato da Patrick Dempsey (non so voi ma l'ho sempre trovato più adatto al ruolo dello stronzo che a quello del bravo ragazzo);
2) la festa "Io odio S. Valentino", annualmente organizzata dalla single cronica Jessica Biel, con tanto di pignatta a forma di cuore e pentola in cui bruciare le foto degli ex;
3) tutte le scene con protagonista quel supermanzo di Eric Dane, in particolare quelle in cui corre sulla spiaggia ed esce dalla doccia...da star male!!!
Ora non mi resta che puntare tutto su E' complicato di Nancy Mayers con il mitico trio Meryl Streep, Alec Baldwin e Steve Martin. Se anche questo film si rivelerà una sòla cosmica giuro che smetterò di farmi illusioni e dovrò rassegnarmi al fatto che, esclusi i film indipendenti da Sundance Film Festival, Hollywood non è più in grado di produrre commedie sentimentali come ai tempi d'oro.



