Sherlock Holmes - Guy Ritchie (Un'altra prospettiva)
Come già successo in passato la rivista Paper Street si è sentita, per l'ultimo film di Guy Ritchie, di pubblicare più di una recensione riguardante la stessa pellicola. Chiamatelo approfondimento, chiamatelo come volete voi!
Il pezzo segna anche l'esordio della collaborazione di Michele Puleio con il nostro staff, buona lettura!
Prendete Guy Ritchie, già regista di Rocknrolla ed ex-marito di Madonna, insieme a Robert Downey Jr., l'Iron Man dal passato burrascoso, e avrete lo Sherlock Holmes più controverso e politicamente scorretto che sia mai apparso sugli schermi. Infatti l'investigatore londinese di quest'ultima pellicola a lui dedicata beve, fuma, fa scazzottate nei bassifondi, è spavaldo e anche un po' "schizzato" ma senza perdere l'arguzia e l'intuito che lo hanno sempre contraddistinto; perciò dimenticatevi pure cappello, impermeabile, pipa e il comportamento composto ed educato che sono sempre stati accompagnati all'eroe inglese nell'immaginario comune. Effettivamente, però, l'investigatore protagonista delle innumerevoli storie di Sir Arthur Conan Doyle è più simile a questa immagine piuttosto che a quelle delle trasposizioni precedenti: l'Holmes di Doyle infatti si concedeva spesso e volentieri iniezioni di cocaina e le uniche materie ad interessarlo in'ambito accademico erano la lotta e la scherma, quindi diciamo che Ritchie propone uno Sherlock molto simile all'originale.
Anche per quanto riguarda l'inseparabile spalla del protagonista si avranno delle (piacevoli) sorprese: infatti il fido Watson è interpretato dall'idolo dell'altro sesso Jude Law che ci propone, più che un aiutante, un compare affascinante (e tutti penseranno "ma chi?? Watson?!?") e un fratello di scazzottate per l'infallibile investigatore, e, nonostante cerchi di farlo tornare sulla retta via, si ritrova invischiato (spesso volontariamente) nelle rocambolesche indagini di quest'ultimo.
Il film ha un ritmo molto incalzante che non fa calare l'attenzione dello spettatore nemmeno per un secondo e le scenografie molto curate di questa Londra antica permettono di immedesimarsi perfettamente nello spirito dell'epoca rendendone assai piacevole e scorrevole la visione.
La vicenda narra di Lord Blackwood, arcinemico di Holmes, e del tentativo di quest'ultimo di smascherare i suoi piani malvagi, il tutto disseminato di intrighi, trappole, colpi di scena, fughe in carrozza e, ovviamente, scazzottate!
Insomma la regia di Guy Ritchie riesce a regalarci 128 minuti di azione frenetica e allo stesso tempo il ritorno di un classico del giallo che, permettetemi, si meritava un ritorno in grande stile in quest'era moderna (l'ultimo film dedicato all'eroe di Doyle è del '94)
Cosa manca dell'originale? La frase di Holmes più famosa del mondo....ma forse è meglio così!



