Moon - Duncan Jones
Con Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Matt Berry. Gran Bretagna, 2009 Fantascienza - 1h 37'
Nel 1971 David Bowie, in uno dei suoi pezzi più famosi, si chiedeva se ci fosse vita su Marte; oggi suo figlio, Duncan Jones, esordisce nel mondo del cinema con un film ambientato sulla Luna.
“Moon” è stato uno dei casi cinematografici dell’anno negli Stati Uniti: opera indipendente, a basso budget per il genere di cui fa parte, partita in sordina al Sundance Film Festival dello scorso gennaio per poi ottenere diversi riconoscimenti e critiche molto positive in patria e non solo.
Il film è incentrato interamente sul personaggio di Sam Bell, da tre anni sulla Luna per controllare delle mietitrici che hanno il compito di estrarre dal suolo lunare l’Elio-3, principale fonte d’energia per la Terra.
Mancano solo due settimane al termine del contratto e al suo ritorno a casa, quando Sam inizia ad avere delle allucinazioni che mineranno la sua salute mentale.
La visione di “Moon” è certamente avvincente e piena di spunti d’interesse, anche se il film rischia di non vivere di meriti totalmente propri.
Come per il regista, figlio di una figura così importante, “Moon” ha dei padri imponenti, come “2001:Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick e “Solaris” di Andrej Tarkovskij, dai quali onestamente attinge troppo. Se il computer della base lunare, Gerty, è una riuscita variazione positiva del kubrickiano HAL 9000, le declinazioni narrative che vengono sviluppate sanno eccessivamente di “già visto”.
Per lo spettatore sarà però molto piacevole essere cullato dall’ottima colonna sonora dell’ormai celebre Clint Mansell, che dà alle immagini un valore aggiunto di sensazioni perturbanti. Da Oscar l’interpretazione di un eccellente Sam Rockwell, per tutto il film in scena da solo. O, per meglio dire, “con se stesso”.



