George Best - Il quinto Beatles
Oggi è il 25 novembre 2010 e cinque anni fa, nel letto di un ospedale a Londra, moriva, in un modo per nulla eroico, George Best. Il fegato, che manco era più il suo dopo un trapianto, non ce l’aveva fatta.
Penso al fatto che ho 23 anni. E che, lui, alla mia età, aveva già raggiunto la cima, il massimo. Scudetto, coppa dei campioni, pallone d’oro. E allora penso anche che non era facile mantenere tutto in bilico: la fama, un talento strabiliante, una vita frenetica e tutto il resto; e che per finire in un programma scadente di cronaca calcistica a fare il trombone o per diventare commentatore tecnico durante le partite dei Red Devils ha fatto bene a sfasciare fuori serie, conquistare miss mondo e incantare gli stadi con le sue giocate, i suoi gol.
E a tutti i suoi detrattori che lo credevano sopravvalutato, a quelli che sono convinti che un calciatore non possa essere anche una rockstar, non mi resta che fare spallucce e continuare a ricordare, di volta in volta, quel gran figlio di puttana d’un irlandese, buon riposo George.



