Gli abbracci spezzati - Pedro Almodòvar
Con Penelope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez, Rubén Ochandiano. Spagna, 2009 Drammatico - 2h 09'
Dopo una lunga pausa intercorsa dal bellissimo Volver, l’attesissimo ritorno del più celebrato regista spagnolo si configura in nome del cinema: per la prima volta Almodòvar gira un film sulla settima arte. Un film che si svolge quasi completamente in un lungo flashback, durante il quale il protagonista, un regista ormai cieco, ci racconta la vicenda che lo ha segnato: la relazione con l’attrice protagonista di un suo film, compagna per convenienza del ricco e malvagio produttore, la cui folle gelosia costringe i due amanti a scappare lontano da Madrid.
Il titolo, tradotto fedelmente in italiano, rende l’idea di uno dei fili conduttori: è un film spezzato quello del regista spagnolo, come i frammenti di un film da rimontare, pezzi di foto da ricomporre, frantumi di vite ormai perdute. Tutto è all’insegna del vedere e del non vedere, il cinema in esso è vittima e al contempo carnefice. La cecità del regista, colmo per un mestierante abituato a manipolare la visione, si contrappone al potere pervasivo e minaccioso della videocamera, usata come arma per spiare gli amanti. Ai filmini ralizzati di nascosto manca però il sonoro, e sarà la stessa Cruz a realizzarne il doppiaggio in diretta in una sequenza virtuosa che aspira a entrare nelle antologie di cinema. La passione più grande che emerge dal film, ancor più di quella per una Cruz trasformista che come sempre buca lo schermo, è proprio quella per la settima arte: tanto colto citazionismo, modelli alti come L’occhio che uccide e Viaggio in Italia – ma la lista è in realtà molto più lunga – si affiancano a citazioni ammiccanti come quella parodica che non può non rimandare al recente fenomeno Twilight. Le due grandi passioni si fonderanno poi una nell’altra a celebrare il potere del cinema di donare l’immortalità.
Gli abbracci spezzati ci mostra un Almodòvar cambiato rispetto ai lavori a cui ci aveva abituati in passato: più raffinato, tecnico e virtuoso da un lato, bravo nel costruire numerose scene madri di grande impatto ed efficacia, ma meno sanguigno, spontaneo e più calcolato e costruito dall’altro. Si perde soprattutto per strada qualcosa della caratterizzazione dei personaggi e della loro piccola umanità, di quella quotidianità che era sempre stata presente e chi qui pare essersi in parte persa.Il film inoltre non fila proprio liscio come l’olio a causa di qualche sequenza di troppo che appesantisce più del dovuto i 130 minuti di pellicola.
Nonostante questi problemi non si può però parlare di un film non riuscito, ma piuttosto di un cambio di registro che ogni grande autore ha il diritto, prima o poi, di sperimentare. Gli abbracci spezzati, anche se non al livello del precedente Volver, resta un film da vedere, un Melò potente e cinefilo, con momenti di gradevole umorismo che ne spezzano la drammaticità



