Nemico Pubblico - Michael Mann
E’ il 1939, e a Chicago John Dillinger (Johnny Depp) è un criminale che rapina banche e gode di una straordinaria e benevole fama tra la gente comune. Sulle sue tracce si butta a capofitto l’agente Melvin Purvis(Christian Bale).
Il nome di Michael Mann non è certo uno di quelli che il pubblico comune conosce più facilmente. Non è uno Spielberg, non è un Burton. Eppure basta scorrere l’elenco degli appena dieci film che ha girato negli ultimi 28 anni per capire che non è certo uno che non lascia il segno. Suo è stato il merito di aver portato per la prima volta sullo schermo il personaggio di Hannibal Lecter in Manhunter (lo interpretava Brian Cox) ma è nel 1992 con L’ultimo dei Mohicani che Mann dà il via ad una sfilza di capolavori (o quasi) da far invidia all’Eastwood degli ultimi anni. In Heat mette a confronto De Niro e Pacino, Insider toglie il fiato e Alì permette a Will Smith di scrollarsi di dosso la sua etichetta da fancazzista. Ma è conCollateral (voto 10) e Miami Vice (voto 9) che il regista di Chicago dà vita ad un dittico superbo impreziosito da una tecnica di ripresa digitale unica nel suo genere. Tecnica che torna ad utilizzare anche in Nemico pubblico. Stavolta i risultati, però, sono decisamente al di sotto delle aspettative.
Si fa davvero fatica a parlarne male. La confezione è ottima (e ancora una volta gran merito al fotografo Dante Spinotti che utilizza luci naturali che incantano lo sguardo), la regia è sempre perfetta e mai banale (Mann è solito manovrare autonomamente la macchina da presa), le performance dei tre protagonisti principali sono buone (Depp,Cotillard) o ottime (il solito mostro Bale, penalizzato da un ruolo praticamente di sfondo) e un paio di momenti sono pura ed indiscutibile arte. Purtroppo però manca l’alchimia che renda tutto magico. Innanzitutto il collante che dovrebbe fare da ponte tra tutti questi elementi, la sceneggiatura, è il tasto più deludente: poca introspezione psicologica (perchè Dillinger fa quello che fa? perchè Purvis non ha altro che il suo lavoro?), scarsità di momenti cardine, una storia d’amore che nasce facendo storcere il naso e continua peggio, insomma una certa svogliatezza nel raccontare la storia. Quale storia poi? Perchè in fin dei conti non si capisce neanche tanto bene cosa Mann ci volesse raccontare nelle sue (decisamente troppe) 2 ore e 20′ di girato.
Si diceva che qualche momento è puro cinema (penso ad una straordinaria sequenza con le auto ferme al semaforo, una specie di duello western di una tensione pazzesca) ma in generale Nemico pubblico delude nel suo insieme, pur non potendo certo essere definito un brutto film. Ma visto chi c’era in cabina di regia, era lecito aspettarsi molto di più.



