Il Grande Sogno – Michele Placido
Con Riccardo Scamarcio, Luca Argentero, Jasmine Trinca. Italia – Drammatico
Un bel film sul '68 quello presentato stamattina da Placido. Laura (Jasmine Trinca) è la primogenita di tre fratelli di una famiglia piccolo borghese che studia Fisica alla “Sapienza” di Roma. Così come Andrea (Luca Argentero) iscritto alla facoltà di Lettere. Per le folle di tutto il mondo che si sono chieste qual'è il ruolo di Scamarcio in questo film, beh fa il poliziotto infiltrato, un po' puttaniere, “buono”. Il triangolo amoroso tra i tre, ognuno ribelle e rivoluzionario a modo suo, farà dunque da ossatura a tutto il film che ripercorre le tappe fondamentali della rivoluzione culturale della fine degli anni sessanta vista sia dalla generazione “nuova” (fatta soprattutto di studenti), che da quella “vecchia” (soprattutto gente piccolo-borghese che ha vissuto la guerra).
Un bel film, dicevamo. Placido ritrova il suo stile di “Romanzo Criminale”, rivolto più al pubblico che alla critica, fatto di immagini esteticamente sempre gradevoli, di colonne sonore orecchiabili, spesso famosissime, con movimenti di macchina e inquadrature, in linea con quella che sembra essere la tendenza hollywoodiana, funzionali e mai ingombranti.
Dicono che il cinema italiano sia in crisi, e non hanno tutti i torti.
Questo in effetti, non è uno dei migliori film degli ultimi anni e dubito che sia un forte candidato alla vittoria del Leone d'Oro, però, sì insomma, è sicuramente un bel film. La critica e la stampa (organo che visto da dietro le quinte mi disillude ogni momento di più) dovrebbero sottolineare e mettere in mostra anche le qualità che presenta il cinema del Belpaese. Io, dal canto mio, ho visto una bella fotografia, costumi impeccabili, attori bravi che confermano di volta in volta la serietà con cui si confrontano con il loro mestiere. Siamo in crisi, certo, ma, in un certo senso, anche in crescita.
Questo è sicuro.
P.S. Ho assistito alla conferenza stampa di fine proiezione: Placido si è letteralmente incazzato per una domanda di una giornalista spagnola che gli ha contestato il fatto che il film sia stato prodotto da Berlusconi. Giustamente, il regista ha fatto notare che qualsiasi organizzazione nazionale di finanziamento fa capo, per un verso o per l'altro (semmai ci fosse qualcuno che non se ne fosse ancora reso conto) a Berlusconi. In definitiva le conferenze stampa del Festival mi sono sembrate più un'occasione per i giornalisti di mettersi in mostra, farsi pubblicità (e poter raccontare agli amici di aver fatto una domanda al VIP di turno), che uno scambio culturale di informazione fatto esclusivamente per la gente.
Vi sembra giusto?




