The Informant – Steven Soderberg
In questa specie di incrocio filmico tra “Il Socio” di Pollack e “Prova a prendermi” di Spielberg, Matt Damon è Mark Whitacre, un panciuto quarantenne, biochimico di una multinazionale agroalimentare, con otto macchine di lusso (tre delle quali mai usate), una bella moglie e tre figli (due dei quali adottati) che decide di passare dalla parte “dei buoni”. In seguito ad un tentativo di estorsione da parte di un funzionario di un'azienda rivale decide di rivelare al FBI i traffici che avvengono tra le grandi aziende internazionali del cibo e i loro accordi tesi a sfruttare il più possibile l'economia dei continenti. Whitacre si trasformerà dunque in una specie di agente segreto “De Noantri” con tanto di nome in codice, apparecchi per la registrazione audio e tutto il kit del piccolo Bond.
Soderberg si conferma con questo film uno dei maggiori interpreti della ripresa e dell' inquadratura per così dire “moderna”, fatta di pochi e raffinati virtuosismi, semplice e diretta. Dirige splendidamente Damon, mattatore della pellicola che si conferma ancora una volta in grado di svariare dal gambler de “Il giocatore” fino al look e ai tic degli impiegati americani anni 80 (con tanto di occhiale e baffetto) e di reggere, da solo e perfettamente, l'intero cast.
Una menzione speciale va inoltre per la colonna sonora, molto particolare, che il regista ha scelto per questo film: uno swing leggero anni trenta che alleggerisce e snellisce le scene (ormai viste e riviste) degli accerchiamenti e delle cosiddette scene da suspence, tipiche dei film di spionaggio, rendendole addirittura divertenti, tanto quanto la voce fuori campo di Damon che parla di... cose.
Gli elementi di questa pellicola sono dunque tutti ben orchestrati. Regia, recitazione, sceneggiatura, musiche, qualità del suono e dell' immagine, eppure per qualche indescrivibile motivo non ha convinto a pieno chi scrive: 6+.




