Poeti - Toni D'Angelo
Cast: Salvatore Sansone, Biagio Propato Durata. 69'
Vedere il figlio di Nino D'Angelo che dirige uno pseudo-documentario su semi-sconosciuti poeti, per lo più romani, è strano. Alzarsi dai seggiolini dopo un ora e tirare un sospiro di sollievo perché finalmente si può uscire dalla sala è inevitabile.
L'introduzione è un sincero omaggio ai poeti sepolti al cimitero inglese di Roma; grandi esponenti di questa nobilissima arte, come John Keats e Percie B. Shelley. Durante la pellicola si intrecciano interviste a poeti e esperti del settore, vecchi filmati della prima edizione del festival internazionale della poesia di Roma e incontri tra artisti underground e i due protagonisti. Lo sfondo del lungometraggio è la capitale romana; una Roma in bassa definizione, una Roma un po' insipida, una Roma che non ci è piaciuta. Sansone e Propato vagano per la città, lasciando intervenire personaggi che spesso confondono il loro ruolo con quello di attori di teatro o cantanti.
I poeti devono scrivere. I poeti devono passare notti insonni davanti ad una candela gocciolante che regala il fuoco alle proprie parole. I poeti devono impugnare una penna come un cavaliere impugna la propria spada. I poeti NON devono recitare le poesie. Voci baritonali, mal impostate, facce contrite che più che toccate dal sentimento sembrano risentire di un pasto pesante. Insomma la poesia è qualcosa di grande, un'arte superiore che non necessita di fama, di soldi, di donne, di droga; non necessita di un pubblico e di una telecamera.
Caro Toni D'Angelo, ci sono stati immensi artisti che hanno creato opere incredibili, che hanno cambiato il corso della storia grazie al loro talento: fare due effetti con la telecamera, avere tuo padre in sala e citare Goethe alla fine del film, non ti fanno nemmeno avvicinare alla loro grandezza.




