My son, my son, what have ye done? – Werner Herzog
Con Micheal Shannon, Willem Dafoe, Chloe Sevigny, Udo Kier USA - Drammatico
Ogni anno alla Mostra del Cinema l'organizzazione si riserva un jolly, lasciando indicato nei programmi la dicitura “Film Sorpresa” sotto cui si cela un film importante di cui non viene rivelato il titolo fino al momento del buio in sala. Dopo David Linch e Takeshi Kitano quest'anno tocca al maestro tedesco Werner Herzog che così si trova a Venezia con addirittura due film. Herzog corre per il Leone con l'hollywoodiano “Bad Lieutenant”, con Nicolas Cage ed Eva Mendes, mentre riserva al piacere del pubblico cinefilo questo “My Son, My Son, What Have Ye Done?”
Il film si apre con un ozioso aneddoto tra poliziotti di pattuglia che vengono subito chiamati ad intervenire sulla scena di un crimine. Un uomo ha ucciso la madre infilzandola con una spada per poi barricarsi armato in casa con degli ostaggi. A condurre le operazioni per la cattura dell'omicida il detective interpretato da Willem Dafoe. Quando sul posto arriva la ragazza (Sevigny) dell'uomo si apre una lunga serie di flashback che illustrano l'evoluzione dei propositi omicidi nella psiche del protagonista. Brad (Shannon) vive con la madre che lo tratta come un bambino, è sfuggito alla morte con un espediente alla Final Destination e crede di avere un rapporto molto stretto con Dio. Ha lavorato ad una rappresentazione delle Coefore di Eschilo (nel ruolo del matricida Oreste).
Questo di Herzog non è un film che sbancherà il botteghino e che raccoglierà molta attenzione da parte della stampa quotidiana e televisiva. È soprattutto un grande lavoro di stile, visivamente impressionante grazie ad una fotografia di altissimo livello al servizio di una grande prova registica. A differenza di altro visto qui di recente (Guadagnino) le raffinatezze con la camera a mano sono perfettamente giustificate e non ostacolano la fruizione del film. La sceneggiatura è complessa, fitta di simbolismi (attinge a piene mani al repertorio tragico antico, dall'Orestea in particolare) e presenta sequenze e dialoghi che potrebbero irritare gli amanti della linearità ma senza scadere mai nel patetico e nel ridicolo. Tra gli attori prova di ordinaria amministrazione per un Dafoe molto poco istrionico e per la Sevigny. Spicca invece il bravo Shannon che evidentemente si trova molto a suo agio con i ruoli da disturbato, dopo essere arrivato alla nomination all'Oscar facendo il matto in Revolutionary Road qui se la cava molto bene con un ruolo più complesso e di maggiore spessore.
Un'ultima cosa: il produttore esecutivo è David Linch. Non è un caso.




