Scrittori in città - Cuneo, dal 15 al 18 novembre 2007

A Cuneo dal 15 al 18 novembre si è svolta la rassegna: Scrittorincittà. Il ricco calendario di eventi ha proposto incontri con personaggi del mondo della cultura che hanno presentato nuovi libri, conducendo riflessioni sui tempi presenti, ricordando figure ed eventi del passato, confrontandosi sul futuro della società e della cultura. Tra le personalità partecipanti: il premio Nobel Dario Fo, Paco Taibo II, Edoardo Sanguineti, Giorgio Albertazzi, Massimo Carlotto, Mario Rigoni Stern, Marco Paolini
Lo staff di Paper Street ha assistito alla conferenza di Paco Taibo II, intervenuto per promuovere l’uscita italiana del suo ultimo lavoro, una biografia del rivoluzionario messicano Pancho Villa, edita da Tropea.

All’incontro era presente anche il giornalista dell’Unità Maurizio Chierici, uno dei migliori corrispondenti dal Sudamerica dei giornali italiani. Paco Taibo si presenta in leggero ritardo splendidamente vestito con una semplice t-shirt rossa e il suo viso rotondo e baffuto ispira subito simpatia.

Il colloquio prende l’avvio con una riflessione sui punti di contatto e di differenza tra il suo ultimo lavoro e quella che resta la sua opera più celebre e riuscita, la biografia di Ernesto Che Guevara “Senza perdere la tenerezza”. Paco Taibo rivela che si tratta di due figure profondamente diverse: Guevara era uomo schivo ed introverso, non avrebbe apprezzato una biografia. Villa invece avrebbe apprezzato, la sua figura subì nella storiografia dei vincitori un vero processo di dannazione storica, l’opera di Taibo ne vuole infatti riabilitare la figura. Pancho Villa è un personaggio che non sfigurerebbe in un romanzo di Garcia Marquez, Taibo racconta gustosamente come Villa si sposò addirittura ventisette volte e che lui stesso ha incontrato in Messico decine di persone che si dicono suoi nipoti.

Il metodo del biografo per Taibo può essere uno solo e lo indica molto chiaramente: il metodo Stanislavskij. Bisogna buttarsi a capofitto nella storia, entrare profondamente nel personaggio per poi uscirne e raccontare. Bisogna raccontare con rigore e senza edulcorare la realtà ma in questo non bisogna mai perdere la passione per quel che si sta facendo, avere partecipazione passionale per il personaggio e le sue vicende.

La visione della storia di Taibo è molto sudamericana, intesa come di un luogo nella cui società si sente ancora molto la pervasività della memoria storica. La storia non è delle istituzioni, dei grandi personaggi e nemmeno appartiene agli storici come sorta di sapere esoterico. La storia appartiene al popolo, alle singole persone, è una sorta di sistema di identificazione collettiva, questo secondo Taibo e Chierici si nota molto in America Latina.
La storia va guardata negli occhi, bisogna attenersi alla realtà, non vederla attraverso il filtro anestetizzante della televisione, concentrarsi sui veri protagonisti, le persone davvero coinvolte nella tragicità della storia.

Paco Taibo II è una figura davvero affascinante dal punto di vista umano. Nato in Spagna, la sua famiglia si rifugiò in Messico per sfuggire alla repressione franchista, è giornalista, biografo autore di saggi e romanzi gialli. Molto affascinato dalle figure dei grandi rivoluzionari del suo continente d´adozione ha scritto la più bella e meritatamente celebre biografia del Che, la sua opera su Villa pare proprio potersi inserire in questa scia, ha anche scritto un giallo a quattro mani con il Subcomandante Marcos, leggendario leader dei ribelli zapatisti del Chiapas.


Giacomo Lamborizio