65esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Il 5 settembre a Venezia la redazione di Paper Street ha avuto l’occasione di fare una chiacchierata con i ragazzi del Mbanga Studio, il giovane duo di grafici e animatori, formatisi al centro sperimentale di Cinematografia che ha realizzato, su progetto del Leone d’Oro alla carriera Ermanno Olmi, la sigla della 65 Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Eccovi l’intervista esclusiva che ci hanno rilasciato.

Innanzitutto come è nata la collaborazione tra il vostro lavoro e un’istituzione così importante come la Mostra del Cinema di Venezia?
In principio la Mostra ha chiesto a Ermanno Olmi di curare la realizzazione della sigla. Olmi si è rivelato una persona molto modesta che ha chiesto di poter affidare la realizzazione della sua idea a dei giovani. Si è quindi rivolto alla sezione Animazione del Centro sperimentale di Cinematografia che ha preferito suggerirgli degli ex alunni e così il nostro vecchio insegnante Mario Addis ha fatto il nostro nome.

La sequenza iniziale della sigla è tratta dai Lumière?
Sì, l’idea di Olmi era di partire dalla scena dei Lumière dell’innaffiatore innaffiato e su quell’immagine costruire una crescita che suggerisse lo sviluppo del mezzo cinematografico.

Nasce con un formato per poi svilupparsi…
Si, parte dal bianco e nero per poi inserire progressivamente i nuovi formati e le tecniche di colore

La musica è vostra?
No, è di un compositore che si chiama Roberto Boarini

Come si è svolto il lavoro con Olmi?
Ci sono stati in tutto tre incontri: nel primo ci ha spiegato l’idea, nel secondo ha visto il montato di riferimento delle scene che abbiamo dovuto girare mentre nel terzo gli abbiamo mostrato la vignetta finale, di nostra totale creazione, che ha approvato con entusiasmo. Il finale è la parte in cui siamo stati più personali e coraggiosi.

Nella sigla avete voluto inserire il maggior numero di immagini allusive al cinema?
Si l’idea è che grazie alla visione reiterata si possano scoprire tante immagini che suggeriscono l’idea di cinema come il ciak, il leone…

Questo lavoro vi ha dato sicuramente grandissima visibilità…
Si, i riscontri sono stati molto buoni, sia Muller (il direttore della Mostra, n.d.r.) che Olmi ci hanno fatto i complimenti. Naturalmente però uno è sempre attento e preoccupato in sala per cogliere le reazioni della gente.

Quanto ci avete messo a completare la sigla?
Circa un mese di lavoro, la parte più lunga è stata la pre-produzione, poi una volta in studio siamo andati spediti.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo molti lavori su commissione e un progetto tutto nostro.

Vi interessa più arrivare al pubblico o all’ambiente?
Sicuramente al pubblico ma per arrivarci devi passare per forza per l’apprezzamento degli addetti ai lavori.

Qual è il vostro giudizio generale sulla Mostra di quest’anno?
Il livello è buono anche se secondo noi i film italiani migliori sono quelli fuori concorso. Una cosa che non mi è piaciuta è tutta la polizia in giro, non mi pare che così si dia una bell’immagine all’esterno visto anche che tutto è stato tranquillo.

Chi votereste per il Leone d’Oro?
Io spero vinca The Wrestler di Aronofski, anche se Miyazaki ha fatto un grande film che può competere e per noi sarebbe bello che un film d’animazione vincesse un premio così importante.

Pensate ci voglia una sezione a parte per i film d’animazione?
No, è giusto che siano messi in concorso con gli altri per non essere considerati ancor più parenti poveri, ci sono film d’animazione per niente inferiori agli altri come qualità.

Concludiamo dicendo che a noi la sigla è piaciuta molto e facciamo i migliori auguri a per il prosieguo della loro carriera lasciandovi il link del loro sito web:
Mbanga Studio


Federico Braconi, Giacomo Lamborizio e Lucio Laugelli