Il primo giorno d’inverno
Opera prima presentata nella sezione Orizzonti: possibile che in un anno non sia stato prodotto in Italia niente di meglio di questo? Noi che qualche film l’abbiamo visto al momento facciamo fatica a trovarne di peggio, qui a Venezia si sono visti dei brutti film, nessuno così fastidioso. Film di tempi morti nel senso che le parti che di solito nei film sono affidate all’immaginazione degli spettatori qui ci sono tutti. Il giovane sfigato Valerio pensa di risolvere la sua situazione cominciando a ricattare due compagni di scuola, finirà col pentirsene. Ma noi in un’ora e mezza lo vediamo: andare in motorino, tentare di andare in motorino, guardarsi allo specchio.
di Federico Braconi
Io invece la prima mezz’ora mi sono addormentato. E non mi sono perso niente. L’ altra ora e mezza l’ho passata a guardare la gente in sala che aspettava la fine. La parte più bella del film: l’ uscita dalla sala. Sacrilego il tentativo di imitazione di “Elephant” (di Gus Van Sant ndr), pessima la recitazione, peggio il suono e la fotografia. Dopo diversi minuti non siamo riusciti a capire se meritasse più disprezzo il regista (del quale non espletiamo il nome nella speranza che scompaia prima possibile) o la direzione del Festival che ha deciso di infliggerci due ore di tortura italo- cinese. La riluttanza è totale. Se questo fosse stato il nostro primo film da recensire, probabilmente avremmo scelto la facoltà di medicina o di ingegneria termonucleare, schernendo gli studenti di cinema. Non sprechiamo altro tempo: non guardate questo film, Dio ve ne scampi, perdereste tempo e serenità d’ animo.
Penoso.




