65esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Di Adriano Celentano

YuppiduIl povero barcaiolo veneziano Felice si risposa sei anni dopo il suicidio della prima moglie che però riappare improvvisamente nella sua vita confessandogli di aver simulato il suicidio per lasciarlo. Questa la trama che è comunque sciolta all’interno di un delirio visivo e musicale in cui il molleggiato con la sua corte dei miracoli balla, guarda in macchina, gioca a sorprendere e divertire lo spettatore con gag surreali e dialoghi nonsense. In tutto questo ben forti emergono i capisaldi fondamentali del Celentanismo che potremmo così riassumere:
I poveri sono simpatici, divertenti e in fondo felici mentre i ricchi sono grigi (come Milano) e stronzi.
Una volta tutto era verde mentre adesso è tutto cemento e inquinamento.
E comunque io sono il meglio e non si discute.
Si tratta di gran lunga del miglior film di Celentano meritatamente restaurato e ridistribuito con il lancio in grande stile qui a Venezia dopo trent’anni di oblio. Comunque vergognoso il comportamento dei giornalisti italiani che urlano al capolavoro (ma per piacere!) e omaggiano Celentano carburandone il già sconfinato ego chiedendogli la sua opinione su qualunque cosa e suonando la grancassa sulle ovvietà con cui risponde.


Giacomo Lamborizio