65esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Di Kathryn Bigelow

The Hurt LockerFilm bellico diretto da una brava regista, l'unica donna in concorso, che decide di raccontare le imprese di un'unità speciale impegnata nel disarmo delle bombe e nella neutralizzazione di pericolosi kamikaze. Il film si apre proprio con un episodio d'azione dove perde la vita il comandante della squadra; verrà rimpiazzato da James, un soldato fuori dagli schemi, un adrenalinico personaggio che sceglie i modi più particolari per agire e che si dimostra tanto abile nel suo lavoro di artificiere quanto anarchico e ribelle.
Il film non fa rimpiangere il già ottimo Redacted (di De Palma, in concorso l'anno passato) e lancia un messaggio completamente innovativo e originale allo spettatore. Una prospettiva in più sulla guerra in Iraq che ogni giorno fa discutere tutto il mondo.
Ci sono registe che nei loro film lasciano un'impronta estremamente femminile ma la Bigelow si dimostra, in questa prova, una schiaccia sassi zittendo tutti quelli che storcevano il naso una volta appreso che una donna avrebbe parlato di guerra. Hurt Locker è impeccabile e la sceneggiatura non è da meno nel dare vita a questo protagonista di cui lo spettatore non può che innamorarsi. E allora apprezziamo questo sguardo sull'Iraq così spietato, cinico, creativo e, sul finale, caparbio come mai era capitato prima nella storia del cinema; anzi mi correggo immediatamente: senza rovinare il film a nessuno posso tranquillamente dire che l'unico a lanciare un messaggio analogo era stato Stanley Kubrick, con il suo Vietnam in Full Metal Jacket, quando aveva inquadrato, al termine della pellicola, un plotone decimato andare in contro al prossimo obiettivo militare cantando una canzone su Mickey Mouse. La Bigelow, in un altro modo, ci dà a intendere la stessa cosa. E il paragone con il maestro americano non fa altro che sottolineare la bellezza di questo war-movie.


Lucio Laugelli