Nikoli Nisva Sla V Benekte - Blaz Kutin
Ancora una volta, in questa edizione del Torino Film Festival, il tema del lungometraggio è fortemente drammatico occupandosi della disperazione che provano due giovani genitori subito dopo aver perso il proprio figlio. Se nell’australiano “Bitter and Twisted” si parla, in modo efficace e innovativo, dello strazio di una famiglia a tre anni di distanza dalla dipartita del primogenito, qui il regista sloveno analizza i primi giorni dopo la tragedia. Gli attori nel film (senza contare un gruppo di comparse nella scena finale) sono quattro: la coppia afflitta, il padre di lui, un amico di vecchia data che non sa niente di quanto accaduto.
Le riprese sono sempre a camera fissa. La fotografia è statica: nell’arco dei 62 minuti di girato la macchina non si muove mai, neanche di un centimetro. Kutin non adopera lo zoom ma piuttosto spia con il suo occhio digitale i momenti terribili che vivono i protagonisti. Il film è pieno di silenzi, scorre in modo lento e imprevedibile come l’autore desidera. Estremamente convincenti le riprese suggestive e quasi surreali di una Venezia sorpresa all’alba, completamente deserta, ancora assopita e ignara delle vicende drammatiche di Grega e Masha.




