26º Torino Film Festival

Aperto ieri sera il 26’ Torino Film Festival, per il secondo anno sotto la direzione di Nanni Moretti. Nella sala del Teatro Regio si è celebrata la cerimonia ufficiale di apertura. Moretti ha fatto gli onori di casa aprendo con un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato all’organizzazione ed è poi passato a presentare i giurati e gli ospiti in sala, tra cui un applauditissimo Roman Polanski e Oliver Stone, regista del film di apertura. L’autore americano ha così brevemente introdotto il suo W. per poi lasciare spazio alla visione.

Con Josh Brolin, Elizabeth Banks, Richard Dreyfuss, James Cromwell USA 2008 Biografico - 2h 08’

W. - Oliver Stone George W. Bush ovvero l’uomo sbagliato al posto sbagliato: la tesi di Stone è chiara in quello che non è un documentario sulla presidenza Bush ma è la storia di un outsider sottovalutato, diventato improvvisamente l’uomo più potente del mondo. Stone racconta di W., figlio di un grande politico e di come riesca sempre a deluderlo, dalle sbronze ai fallimenti sul lavoro, dei suoi complessi di inferiorità e di come li superi. W è un uomo con cui berresti una birra volentieri, questa è la sua qualità e la radice (secondo Stone) del suo improbabile successo politico.

In questo film viene montato il materiale ricavato dagli studi recenti di alcuni giornalisti sugli anni dell’apprendistato di W. con il Bush dei briefing alla Casa Bianca, succube di Cheney (vicepresidente) e Rumsfeld (sottosegretario alla difesa nel primo mandato). Il presidente è per il regista colui che ha prestato la faccia di tolla per sproloquiare di democrazia e libertà con i media del mondo mentre i veri politici si occupavano delle cose serie: il petrolio.

Il film di Stone parte da una premessa sicuramente lodevole, raccontare una storia unica al mondo, ma alla fine non riesce davvero a colpirci o sorprenderci. In primo luogo il residuo di illuminismo che mi resta rende difficile credere che un simile idiota possa diventare Presidente degli Stati Uniti (paranoici, mafiosi, troppo attratti dalle gonnelle, megalomani sì, la storia è piena…). Inoltre il film si dilunga troppo, le stesse cose si sarebbero potute dire con una mezzora in meno, e il finale è ridondante sull’Iraq (caro Oliver, lo sappiamo già che è stato un disastro…) probabilmente perché il regista voleva da un lato regolare i conti con la classe politica americana (riproposta mentre plaude al discorso della guerra di Bush); dall’altro per approfondire l’analisi della distanza tra padre (Bush sr) e figlio che è il nucleo psicologico da cui si sviluppa la trama interiore del personaggio W.

La messa in scena è certo raffinata e perfettamente calcata sul protagonista (bravo Brolin) con la camera che sobbalza ubriaca come lui nella maggior parte delle scene pre-conversione e impietosa nello schiacciarlo nelle scene della Casa Bianca come se a muoverla fosse Cheney. Per chiudere posso dirvi di una colonna sonora che fa da contrappunto ironico e che non aggiunge niente e di un buon cast che si adatta alle macchiette che deve interpretare (gli unici a cui Stone dedica un minimo di approfondimento psicologico sono Bush sr e Colin Powell).

Il film è stato accolto in maniera decisamente fredda dal pubblico, gli isolati fischi certo sono stati impietosi per un film che paga l’eccesiva lunghezza e verbosità del finale e il sospetto di superficialità e opportunismo che grava sull’autore: altro senso avrebbe avuto questo film se fosse uscito nel 2005.


Giacomo Lamborizio