Ring! 7° Festival della Critica Cinematografica, Alessandria

Sullo schermo della sala Ferrero viene proiettato il terzo atto de “I giganti della montagna” di Pirandello nella storica versione di Strehler. Così inizia la riflessione su se stesso del critico del Corriere della Sera Maurizio Porro. Una scelta apparentemente strana quella di aprire con un pezzo di teatro le “confessioni” di un critico cinematografico ma il dubbio viene subito sciolto. Porro infatti mette sullo stesso piano cinema e teatro manifestando la sua passione per entrambi in quanto forme di spettacolo. Da qui si snodano le sue riflessioni sul cinema di ieri e di oggi, su come sia cambiato il modo di fare critica, sulle sensazioni che si provano di fronte a dei capolavori che si pensa non possano essere più eguagliati (e qui viene tirata “fuori dal cappello” una sequenza di Otto e mezzo). Il lungo intervento si conclude rivendicando la completa soggettività di ogni forma di critica e sottolineando la bellezza del cinema (e delle altre forme di spettacolo) in quanto arte in continua trasformazione.


Gabriele Guglielmi