25° Torino Film Festival, dal 23 novembre al 1 dicembre 2007

Quando questa recensione è stata scritta non sapevamo ancora che il lungometraggio Garage avrebbe vinto il Festival torinese. Ci fa molto piacere offrire quindi a chi ci legge l'oppurtunità di avere un'idea di come sia strutturato questo film così particolare e innovativo che riesce alla perfezione ad esprimere lo squallore e la tristezza di una vita semplice, vissuta alla periferia del mondo con un domani, inevitabilmente e tristemente, già vissuto, già delineato da cui scappare non è facile. L.L.

Con Pat Shortt, Anne-Marie Duff, Conor Ryan 2007, Irlanda. Drammatico – 1h 25’

Garage - Lenny AbrahmasonGarage, terzo film del regista irlandese Abrahamson è presentato in concorso al venticinquesimo Torino Film Festival. Il film è la storia di Josie, benzinaio in una sperduta cittadina dell’Irlanda rurale. Josie è un uomo semplice e mite, l’animo di un ragazzino nel corpo di un quarantenne. Ha una vita solitaria e abitudinaria; lavora alla pompa di benzina da molti anni e la sua esistenza sembra esaurirsi tra l’incontro con i pochi clienti e le bevute al pub con gli altri uomini del paese. Qualcosa nella vita di Josie cambia quando il suo datore di lavoro assume il quindicenne David per affiancarlo alla pompa di benzina. Josie tratta il ragazzino come se fosse un suo coetaneo, coinvolgendolo nei suoi passatempi come le bevute di birra dopo la chiusura e la visione di un film pornografico. Purtroppo il suo ingenuo candore finirà col metterlo nei guai.

Josie è un vinto, non ha una famiglia, vive da solo in un buco squallido, è lo zimbello del paese per molti, non ha rapporti con le donne. Ma Josie è un’anima pura, fuori dal tempo e dallo spazio, non è incattivito dalla sua condizione ma la vive serenamente e, per quanto difficile possa sembrarci, la sua vita non è infelice.

Il film è sicuramente un’opera riuscita, delicata ed emozionante. Il regista accompagna Josie con la sua camera descrivendone i gesti lenti e abitudinari senza scadere mai nella caricatura. Ama e apprezza il personaggio per quello che è e lo spettatore di conseguenza si affeziona ben presto al buon Josie. Garage è un film lento, ma mai lento diventa sinonimo di pesante perché lento deve essere lo sguardo di chi vuole comprendere, apprezzare, amare la figura così inattuale del protagonista.


Giacomo Lamborizio