Pulp - Charles Bukowski
Ecco il libro più atipico, folle e geniale di Mr. Charles Bukowski. E sembra quasi volontario il fatto di averlo partorito pochi giorni prima della propria morte, come un alcolico testamento spirituale. Si percepiscono degli echi malinconici, una consapevolezza del destino, ma nell'accezione che un personaggio come Bukowski poteva attribuire al termine: rassegnazione ma nessun rimpianto.
La narrazione non ha i contorni sfumati delle precedenti opere, quelle in cui l'autore mette a nudo i propri vizi e il proprio istinto autodistruttivo, ma al contrario è estremamente diretto, al servizio di fatti esterni indirettamente testimoni di un'esistenza arrivata al capolinea.
Non c'è spazio per l'autocommiserazione. Al massimo solo per uno sguardo malinconico al passato, ma anche quello con occhio da vecchio beone impertinente. E come poteva rappresentare la morte questo vecchio beone? Ovviamente come una sventolona dallo sguardo ammaliante ma terribilmente assassino!
Belane, il protagonista del romanzo, si definisce "Il detective più dritto di Los Angeles" e a volte pare quasi esserlo, se non fosse per la sua atavica tendenza a cacciarsi nei guai e alla difficoltà nel venirne fuori.
Un giorno alla porta del detective si presenta la signora Morte, decisa ad assegnargli un caso da risolvere: ritrovare un uomo che pare essersi sottratto al proprio destino diverso tempo addietro. La richiesta è di quelle che spiazzano, ma visto lo splendido esemplare femminile e il costante bisogno di denaro da investire al locale ippodromo, come rifiutare?
La morte è disposta ad aiutare il protagonista del romanzo, il detective Belane, ma non a scendere a compromessi con lui. Come a dire: “Tu hai scherzato molte volte con me Belane, ma alla fine vinco sempre io”.
Le stranezze non finiscono qui e ci sarà un susseguirsi di situazioni paradossali, in cui il nostro eroe si troverà di fronte persino un'aliena, ovviamente bellissima e dalle curve mozzafiato! Non ultimo il caso del Passero rosso, che avrà una spiegazione soltanto nelle ultimissime righe del libro, lasciando spiazzati e con un vago senso di tristezza addosso.
Belane rappresenta lo stereotipo dell'investigatore privato, quello che abbiamo visto centinaia di volte nei film americani di un tempo, ma, trovandosi in situazioni così assurde, se ne allontanerà in diverse occasioni, mantenendo un atteggiamento quasi distaccato e menefreghista. L'importante è la grana.
Cosa si può dire dal punto di vista stilistico di un romanzo dedicato, come recita la prima pagina del romanzo, alla cattiva scrittura? Si può dire che non è assolutamente vero. Lo stile è puro Bukowski, con tutti i pregi e i difetti del caso. Ma se abbiamo il coraggio di definire brutto lo stile di un autore di questo livello...
Bellissimo, veramente nulla da dire.
Sicuramente uno dei miei romanzi preferiti di sempre, in cui viene alla luce un Bukowski che non ti aspetti, un Bukowski quasi introspettivo, che come al solito si immedesima nel protagonista del racconto, ma senza la consueta spavalderia.
Ovviamente non mancano i momenti divertenti, tra tutti la telefonata alla ragazza della linea erotica, che, nel più puro stile del nostro Hank, non possono non strappare una risata. La differenza sta nella meditazione che il riso ci lascia, soprattutto conoscendo le vicende passate e quelle future dell'autore.
In sintesi è un libro che piacerà soprattutto a coloro che hanno già un'infarinatura bukowskiana, ma che non mancherà di appassionare anche lettori occasionali.



