Pubblicato il 18 gennaio 2008

Lorenzo Cherubini - SafariPreferivo far passare qualche mese prima di scrivere qualcosa sull’ultima fatica di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini.
Dopo aver riascoltato numerose volte le dodici tracce del disco, letto decine di recensioni a riguardo e guardato le apparizioni televisive del cantante, mi sento di aver metabolizzato definitivamente l’album.


Dedicato al fratello scomparso lo scorso ottobre, Safari ha come tema centrale l’amore; un amore maturo, ben radicato e rodato ma comunque sempre carico di entusiasmo.
Le due canzoni più note sono Fango e A te.
La prima (una delle poche eccezioni) lascia da parte la passione per la propria compagna per dedicarsi alle sensazioni, sia quelle astratte che le più concrete e quotidiane:


…ma l’unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente…



La seconda invece è una lunga e dolcissima dedica d’amore; la musica è piacevole ma non certo innovativa mentre le parole sono splendide.
Tolte questi primi due singoli da menzionare è certamente la traccia numero 2, Mezzogiorno (quella che più ricorda il vecchio Jovanotti Rap) e la numero 4, Dove ho visto te: ritmo incalzante e accattivante, testo molto originale.


Safari ha una struttura solida, precisa, forte e per certi versi anche audace (Antidolorifico Magnifico, su tutte) è la promessa di un cantante che ha saputo cambiare al momento giusto e nel modo giusto; che non si azzarda a rinnegare i suoi esordi ma anzi ci ride sopra con grande autoironia e dona alla musica italiana (in una fase diciamolo dove i big come lui più che dei “Best Of” o degli album fotocopia non sanno fare, vedi l’ultimo del buon Vasco) un contributo molto valido.


Credo che la sua grande forza stia nel’abilità con cui descrive le cose più piccole e ricorrenti, le emozioni di tutti i giorni: il tuo sex and city, i miei film con gli spari, caselli in autostrada, le foto della scuola che non ci somigliano più, ma i nostri difetti son rimasti intatti…
Aspettando di vederlo live: intenso, brillante.


Lucio Laugelli