65° Festival del film di Locarno

Starlet - Sean Baker Altro approdo statunitense nel Concorso Internazionale di Locarno, forse il più interessante. In Starlet Sean Baker continua a raccontare degli outisider, attraverso la relazione fra una donna anziana e solitaria, confinata in una casa affastellata di oggetti e ricordi, e la giovane Anne interpretata dalla sorprendente Dree Hemingway, ex modella e soprattutto pronipote di Ernest. La scelta felice di questa protagonista e la sua istintiva empatia con l’anziana Sadie di Besedka Johnson contribuisce a salvaguardare il film dal rischio della banalità in cui incappa invece appieno Une estonienne à Paris, analoga vicenda su un difficile rapporto tra una donna anziana e la sua badante dagli esiti prevedibili.

Baker scrive invece per la Hemingway un personaggio che incuriosisce e accende il film con una presenza quasi totalizzante. Durante i suoi pigri giri in auto per la San Fernando Valley con l’inseparabile chihuahua Starlet e la routine con i coinquilini Melissa e Mikey, a base di canne e videogiochi, l’incontro casuale con questa donna burbera e sola ha una potenza deflagrante che si protrae per l’intera durata del film, senza seguire una traiettoria lineare, ma offrendo invece continue rivelazioni sulle sue protagoniste, fino a quella finale, tanto silenziosa e sottotraccia quanto commovente.

Girato naturalmente secondo i modi e pure i manierismi e vezzi indie (storie raccontate in apparente mancanza di sceneggiatura a mimare la vita nel suo farsi) riesce comunque ad inquadrare molta vita giovanile che, tra sostanze alteranti di ogni tipo e sesso, si consuma alla velocità e nella quantità delle suddette droghe, tra segni di legami volatili spesso basati sull’interesse reciproco e dunque destinati a dissolversi. Musica, locali, bevute, balli e sballi. Rapporti familiari labili, nulli, sull’orlo del collasso. Tutto un po' già visto, già passato.

Siamo di fronte a un cinema che tenta di porre al centro della sua indagine le storie e i personaggi ma con un costante lavoro sull’immagine, sulla tensione fisica dei corpi e delle loro interrelazioni; bella idea, riuscita solo in parte. Film guardabile, senza infamia e senza lode.


Erik Negro