Total Dust - DustedQualità, quantità, varietà. Caratteristiche che appartengono a pochi Paesi quando parliamo di musica. E fra questi sicuramente si può includere il Canada. Ed è proprio da lì che spunta fuori il progetto Dusted. Ricordate gli Holy Fuck? Band di Toronto di stampo elettronico e sperimentale, tra i componenti c'è il versatile Brian Borcherdt che ha fatto parte di tanti progetti (Burnt Black, Trephines, Hot Carl Loves The Ladies, By Divine Right,, Lids) e nel 2008 ha fatto uscire anche un disco solista dal titolo “Coyotes”.
L'altra metà del progetto è rappresentata da Leon Taheny, noto come batterista e ingegnere del suono del progetto Final Fantasy di Owen Pallett. Il risultato della loro unione è il disco Total Dust, uscito il 10 Luglio per la Polybinyl Records (Japandroids, Vivian Girls, Deerhoof, OF Montreal, Xiu Xiu) e la Hand Drawn Dracula che si occupa soprattutto della scena emergente canadese.

Per capire e godere di questo disco bisogna dimenticare il background di provenienza dei due artisti: se ci sono delle assonanze con i progetti di Leon Taheny, i fan degli Holy Fuck noteranno un totale distaccamento di Brian Borcherdt dalle sonorità del suo gruppo di appartenenza. Grande lavoro di chitarra e voce, emergono aspetti folk con declinazioni alt-rock, momenti più melodici e una generale predisposizione lo-fi. E' difficile definire le sfumature ed è proprio stata questa la bravura dei due: creare qualcosa di fortemente amalgamato e compatto. Delicatezza e incisività si intrecciano con risultati davvero notevoli.

Si comincia con la chitarra “noise” di All Comes Down con lo stile vocale di Borcherdt che si sovrappone e ricalca un po' l’espressione alla “Bon Iver” (questo aspetto verrà fuori soprattutto nella splendida, emozionate e minimale Low Humming). Un pezzo abbastanza lineare con evoluzioni subliminali nella seconda parte. (Into the) Atmosphere mette in risalto le inclinazioni folk con l'aspetto vocale (curatissimo) sempre in primo piano: il pezzo ha però strutture tipiche dell'indie-pop che lentamente emergono con il passare dei secondi.
Questa sorta di leggerezza si ripresenterà spesso nelle altre composizioni e anche nella successiva Cut Them Free ma questa volta i due canadesi sporcano maggiormente il suono con distorsioni e dilatazioni efficaci che ben si scontrano con la leggiadria vocale. Bruises mette in campo il lato etereo della musica dei Dusted, grazie soprattutto ai leggerissimi richiami psichedelici. Altrettanto atmosferica è Pale Light, fra le migliori tracce dell'album, ma la struttura cambia: tutto si basa su morbidi cambi di ritmo che tendono ad introdurre piccole spaccature e smussamenti del suono. Uno stile che ricorda molto i Radiohead tra Ok Computer e la dissolvenza di How to disappear completely.

Ma il capolavoro dell'album arriva con Property Lines nella quale confluiscono tutti gli stili con un suono leggermente più corposo e non a caso è il pezzo dove la presenza della batteria è più massiccia. Inoltre un plauso particolare va fatto alla performance vocale di Brian che in questo brano si supera e calibra benissimo ogni sillaba. Anche Dusted risulta più piena e distorta, mentre Long it Lasts riprende in linea di massima lo stile di Cut Them Free. Il disco si chiude con linearità, così come era iniziato, con una traccia fortemente acustica, come There Somehow.
Brian Borcherdt sfrutta la sua potenzialità di voce e la mette al servizio di un suono che riesce benissimo a sbrogliarsi fra armonia e alterazione con un gran lavoro di chitarra alla base di tutto.
Fra le cose più interessanti ascoltate quest'anno.



Nicola Orlandino