65° Festival del film di Locarno

Padroni di casa - Edoardo Gabbriellini Padroni di casa di Edoardo Gabbriellini è l’unico film italiano del Concorso Internazionale di Locarno. Il famoso cantante Fausto Mieli (Gianni Morandi), lontano dalle scene musicali da tempo, vive con la moglie Moira (Valeria Bruni Tedeschi), gravemente malata e costretta sulla sedia a rotelle in un piccolo paese dell'appennino tosco-emiliano dove sta per tenere il primo concerto del grande rientro, nonostante i concittadini nutrano per lui sentimenti contrastanti. Poiché la sua casa ha bisogno di qualche lavoro di ristrutturazione, Fausto si rivolge a Cosimo (Valerio Mastandrea) ed Elia (Elio Germano), due fratelli romani piastrellisti, goffi e inconsapevolmente arroganti. L'arrivo dei due nel paese genera fastidio nei maschi locali, che li vedono come due rivali, e attira l'attenzione di Adriana (Francesca Rabbi) che vede in Elia l'occasione per andar via per sempre da quel posto isolato. Man mano che il concerto si avvicina, aumentano anche le tensioni tra Fausto e Moira e, quando Cosimo involontariamente assiste a qualcosa che non doveva vedere, le reazioni dei padroni di casa saranno inaspettate.

In un cinema italiano abituato a spiegare tutto e a parlare tantissimo, Padroni di casa lascia una grossa quantità di cose sottintese, capite a sguardi e frasi smozzicate scappate quasi involontariamente. Film affollato da personaggi di cui conosciamo solo il presente, e il cui passato lo possiamo intuire unicamente dai segni che portano sul corpo e nell'animo, come il cuore indurito di Fausto Mieli/Gianni Morandi, gli occhi stanchi di sua moglie malata Moira/Valeria Bruni Tedeschi, le violente storie di gelosia di paese che legano gli adolescenti Adriana e Davide, la prepotenza di Calzolari, tipico signorotto di piazza.

Certe scene da bar si riconoscono subito: Gabbriellini finchè riesce ingloba e accumula violenza sottotraccia, inespressa, sequenza dopo sequenza, dalla partita a ping pong alla sbronza di Mastandrea al baretto del paese. E la sensazione di pericolo perenne è acuita proprio dal mistero che circonda la vicenda umana del suo Cosimo (ex-alcolista con conseguenze anche psichiche, passato attraverso la clinica di riabilitazione?), e del fratello Elia (Germano). Anche negli accesi litigi e confronti tra i due senti sempre vicino l'occhio del ciclone (il mosaico a spirale a cui stanno lavorando nella scena di scontro meglio riuscita), la tempesta che sta per arrivare: e bisogna dire che anche quando la rabbia esplode Gabbriellini non insiste mai sui particolari violenti, preferendo stacchi di montaggio anche repentini come due freezeframes (in istanti diversi) su un Mastandrea stravolto. Calcando forse un po' troppo la mano solo sull'ultima sequenza condivisa da Morandi e la Bruni Tedeschi, che seppur senza sangue è davvero la più insostenibile dell'intero film.

Padroni di casa è una di quelle storie dal destino segnato e ineluttabile, che in effetti va a finire come ti aspetti già dai primi minuti (basta inquadrare subito i riferimenti, soprattutto americani, da Peckinpah a Boorman), ed che ha forse proprio nella chiusura il principale punto debole. Non è un gran film, ha parecchie lacune e spesso si dilunga in (non) spiegazioni eccessive, ma si fa vedere abbastanza volentieri e si merita la sufficienza.


Erik Negro