Un romantico appuntamento sotto le stelle

Damien Rice live @ Grado (GO) - 25/07/2012Difficile, oggigiorno, trovare l'entusiasmo contagioso verso concerti sempre più impostati, preconfezionati e “puliti”, dove le pause sono studiate e persino i bis inseriti in scaletta.

Ebbene, l'abbiamo riscoperto durante l'ultima (ma non ultima) tappa del tour italiano di questo trentanovenne cantautore irlandese, che ha deciso, con l'intervento della sempre validissima organizzazione di Azalea Promotion, di fare tappa sul lungomare per il Grado Festival Ospiti d'Autore 2012.

Damien Rice, separato pochi metri dall'infrangersi delle onde, ci dona una performance che respira d'improvvisazione, che riesce a travalicare i confini del pacchetto regalo con momenti di genuino sapore ruvido.

Si capisce a vista d'occhio che il ragazzotto, come da buon luogo comune, è cresciuto (non solo artisticamente) tra fumosi pub & clubs, annaffiando le serate e affogando i dispiaceri con fiumi di parole, ballate strappacuore e litri di birra.

Belloccio, col fascino trasandato che fa molto “io ho vissuto e ho respirato i posti che contano” e simpatico, malgrado un chiodo fisso sull'argomento masturbazione&sperma: basta questo per mandare in sollucchero le ragazze presenti.

Ma, soprattutto per noi poveri ometti etero, non è sufficiente; qui ci vuole la spinta in più e lui non lesina sul distribuire energia a piene mani, dimostrando di avere una voce che spazia dall'angelico al grintoso (con punte graffianti da rocker puro), dal lieve all'esasperato. Il tutto accompagnato da una validissima competenza chitarristica e da melodie che fanno sognare, emozionare e deliziano il palato.

Quasi due ore vissute a cavallo tra l'intima magia e l'acida energia, tra la malinconia e la nostalgia, lo studiato a tavolino e l'improvvisato, con splendide canzoni come The blower's daughter, Then go, Volcano, Amie, Delicate e l'apice della commozione e della perfezione - mai algida, sempre vissuta con totale sentimento e trasporto – con 9 crimes, Eskimo, Hallelujah e Cold water.


Omar Manini