Paul Weller live @ Dieci Giorni Suonati, Vigevano (PV) - 12/07/2012Polo Fred Perry e camicie super abbottonate, qualche capello bianco che spunta tra le chiome dei presenti ai cancelli, qualche Vespa e Lambretta in giro, preparano l’atmosfera essenziale per la serata di Paul Weller al Castello Sforzesco di Vigevano.

Mancano solo i giubbottoni Parka (vista la temperatura) e poi si direbbe che tutto è pronto per calarsi pienamente in un'atmosfera puramente mod.

Come era prevedibile, la risposta del pubblico non è certo quella che ci si può aspettare a Campo Volo. È un appuntamento per palati fini, per nostalgici, per appassionati veri, o semplicemente per qualcuno che (come il sottoscritto) ha la netta e ferma convinzione di essere nato almeno un paio di decenni in ritardo.

Il Modfather non si fa attendere troppo e puntuale si presenta sul palco con una formazione dove Steve Cradock (la vera star per abilità e tecniche) non ferma mai una volta le sue dita sulle chitarre in continua rotazione tra loro (quasi ostentata, anche da Weller). Paul non sta fermo, canta con tutta la voce in corpo ed emana una carica contagiosa che le prime file colgono al volo. Le sonorità che escono da questa performance live sono molto ben bilanciate e si amalgamano perfettamente con le tastiere e ben evidenti “colpi” elettronici sparsi qua e là.

Si parte subito forte con Wake Up The Nation, ma il buon Paul riesce a inserire anche pezzi strappa-capelli che trasportano ai loro quindici anni qualche stagionata fan, che presenzia in prima fila legata alle transenne.

Anche i pezzi del nuovo album “Sonik Kicks” rendono bene durante un live caratterizzato sempre da una grande energia; probabilmente spicca su tutte Dragonfly, ma i veri “Vecchi Cuori” appassionati aspettavano anche qualcos’altro, che risponde al nome di Art School, In The City (con un bel pogo punk rock tra le primissime file) e The Changingman. Di certo le attese non sono state smentite e il primo bis si è basato su questi pezzi, ma la vera chicca assoluta si ha con la chiusura del concerto, che strappa qualche lacrimuccia a qualche nostalgico che non riesce a resistere quando le note dalla chitarra di Cradock fanno partire Town Called Malice, riportando tutti alle vecchie atmosfere fortemente british che hanno sempre contraddistinto i The Jam.


Ezio Bolzoni