Indi(e)Avolato Fest IV - Zen Circus live @ Asti in Musica, Asti - 15/07/2012 Partiamo dall’inizio.
Quella degli Zen Circus non è musica per autocommiserazione, autocompiacimento, nulla è estetica e nulla ha a che vedere con la vanità. Non c’è la benché minima traccia di paraculaggine né piaccioneria da nessuna parte, in 1 ora e quaranta di concerto, 7 album pubblicati e quasi 20 anni di palchi calcati in giro per la penisola.
Gli Zen sono testimonianze di vita vissuta, aneddoti raccontati, tratti dall’esistenza più vera nel modo più autentico e scarno possibile. 3 uomini sul palco che si dannano come pazzi, che lo sanno tenere il palco, che fanno musica come si faceva 50-60 anni fa.
Questo può essere nota positiva o negativa, ovviamente non è necessario che la musica si faccia così per forza (lungi da me pensarlo, amante dell‘elettronica, della novità e dell‘eclettismo) ma sicuramente in un periodo storico in cui la stranezza e “l’escamotage” sembrano essere l’indispensabile per poter emergere, vedere gli Zen Circus dal vivo ti fa credere che l’onestà intellettuale e artistica può ancora pagare.
Certo, si suda, come sento dire ad Appino (cantante, chitarrista, penna e frontman della band) finito il concerto ad un suo fan andato a congratularsi con lui. La storia del circo Zen è la storia di un gruppo che per guadagnarsi la sua fetta di giardino nel panorama indipendente l’ha sudata davvero. Sei album prima del riconoscimento nazionale e Dio solo sa su quanti palchi, belli e brutti, siano saliti. Un gusto per il passato che calza a pennello nella contemporaneità del music business, dove per vivere di musica l’unica possibilità è suonare il più possibile, sempre e dovunque.

Tutto ciò però traspare dal concerto Zen. I ragazzi sono, seppur degli “emergenti” (in piena coerenza con il concetto tutto italiano per cui a 20 anni sei troppo giovane per far qualsiasi cosa e a 35 anni diventi così un emergente) dei veri animali da palcoscenico, e si vede l’esperienza e la passione sempre viva.
Salgono sul palco dell’Asti in Musica alle 10.15 circa, dopo il concerto del One Man Band Davide Ferrario (riconosciuto soprattutto per essere il chitarrista del Maestro Franco Battiato) e subito infiammano con intro e primi pezzi in pieno stile old-school. Il pubblico, prima assiepato a rinfrescarsi dai gazebo-bar o seduta comoda, incomincia ad avvicinarsi al palco e quello che prima pareva essere un bacino di ascoltatori leggermente ingeneroso, non tanto per la quantità di persone ma per il poco coinvolgimento, smentisce i miei pensieri e si dimostra attento e preparato.

Appino, Ufo, e Karim Qqru ci danno dentro, spesso inginocchiati sugli strumenti a corda i primi due o in piedi sulla batteria Qqru, a dar vita a un concerto rock nell’accezione più vera del termine.
Non deludono i Circus con un esibizione nettamente positiva, dove l’impossibilità di riprodurre alcuni arrangiamenti del disco viene largamente compensata da una “pacca” convincente che non fa mancare nulla all’orecchio. Le sonorità si spostano così tra echi rock anni ‘90 e acusticate in pieno stile cantautoriale, sempre però con riferimenti musicali piuttosto esterofili.

La scaletta và ad alternare alcuni pezzi dei primi album (pezzi in inglese, scritti pima del penultimo Andate tutti affanculo) a tanti degli ultimi due. Degna di nota la bellissima Canzone di Natale, dove Appino racconta la storia di un tossico che spera che per natale non gli venga regalato il solito paio di guanti, ma contanti, per andare dal proprio personale Babbo Natale Abdul. Proprio in questo pezzo viene fuori la vena più teatrale e intrattenitiva della band. Non mancano poi i più famosi Andate tutti affanculo, Milanesi al Mare, La Democrazia semplicemente non funziona e Nati per subire, pezzo con cui chiudono lo show, senza repliche, senza bis.
Questo concerto, in questa bella realtà quale quella di Asti in Musica, non fa altro che confermare la mia personale opinione. Gli Zen Circus? Un gruppo da seguire, da ascoltare, da capire.


Simone Barisione