Garbage live @ Rock in Roma - 12/07/2012Qualche settimana fa vi avevamo parlato del ritorno in studio dei Garbage dopo 7 anni di assenza con Not Your Kind of People: nulla di sconvolgente ma il disco risulta comunque un buon lavoro. L'uscita dell’album ha segnato anche il ritorno live della band con un tour ricco di date fra Stati Uniti ed Europa. L'Italia è stata “toccata” in ben due occasioni: 11 Luglio a Vigevano per 10 Giorni Suonati e il giorno successivo al Rock in Roma, prima volta nella capitale per la band americana.

Non so come siano andate le cose a Vigevano, ma il concerto di Roma è stato un mezzo flop di pubblico. Non penso si siano raggiunte nemmeno le 1000 persone e tenendo conto della capienza della location e del calibro della band risulta un numero davvero esiguo. Sarà stato l'elevato costo del biglietto (40 euro, di questi tempi, non è una cifra da poco), una Roma svuotata, la mancanza di una comunicazione efficace o perchè no, un disinteresse verso il ritorno della band: sta di fatto che ci si aspettava molto di più. Ma lo spettacolo è stato comunque grandioso. Piacciano o meno, è stato uno show intenso di quasi due ore che avrebbe meritato sicuramente un maggiore feedback.

Alle 19.30 ci sono una cinquantina di fan accaniti che aspettano l'ingresso e vengono accontentati qualche minuto dopo. L'inizio è previsto per le 21.45. Nessun gruppo spalla. Il ritardare del calar del sole e la vana attesa di ulteriore pubblico posticipano l'inizio di quasi mezz'ora. L'ingresso è affidato a Duke Erikson, Steve Marker e Eric Avery (bassista addizionale nei tour). Poi è il turno del mito Butch Vig e poi entra lei, come una dea vestita di nero e a 46 anni nel pieno della sua bellezza: Shirley Manson.
Si inizia subito in modo energico con Automatic Systematic Habit, che è anche la traccia d'apertura del disco. E subito dopo il classico dei classici I Think I'm Paranoid, che finalmente infiamma il pubblico fino al momento impegnato solo a fare foto. La voce della Manson dal vivo risulta più sensuale e gli altri suoi compagni ci danno dentro come dannati: in particolare Butch Vig nel ritornello calca il suono in modo sublime.
Smash Your Mouth vede lo stile “rappato” della Manson, una tendenza che ricorre in alcuni pezzi del nuovo disco. A sorpresa dal cilindro estraggono Metal Heart e poi a seguire una tripletta formidabile con Queer, Stupid Girl e Why Do You Love Me. La Manson è una sirena nelle sue movenze: può stare ferma, può muoversi avanti e dietro, “gioca” con Marker e Erikson ma trasuda sempre fascino ed eleganza in ogni suo gesto.

Inoltre, cerca sempre il dialogo con il pubblico (chiede una birra al barista in fondo all'ippodromo) e dopo l'accattivante Control, accoglie la richiesta di un fan e inizia a cantare Run Baby Run (non prevista nella scaletta) solo con la voce e solo in un secondo tempo intervengono gli altri membri del gruppo. Il momento è anche esilarante perchè la cantante scozzese ammette di non ricordarsi tutti i suoi testi dopo 7 anni di inattività.
Si prosegue con i classici Cherry Lips, Special e #1 Crush e poi è il momento della travolgente Man on a Wire, Big Bright World e Blood For Poppies, irrobustita per l'occasione. Tutti e tre i pezzi sono estratti dal nuovo album. Il pubblico (a dir la verità non abbastanza coinvolto) si riaccende sull'eterna Push It. E ritorna il momento delle richieste. La Manson la fa franca con Trip My Wire e invece cade sulle parole di Cup of Coffee. Ma la sua testardaggine e l'insistenza di Vig nel riproporre la parte strumentale trasformano il momento da divertente a magico, considerato che è uno dei pezzi migliori del repertorio del gruppo. L'ultimo brano prima dell'encore è Vow e i Garbage si ritirano per qualche minuto di riposo. Il Rientro è abbastanza veloce e si concedono per altri due tracks: Supervixen e Only Happy When it Rains, per la quale l'inizio e la fine vengono proposti magnificamente in versione acustica.

Un grande spettacolo, semplice e divertente: i Garbage non si risparmiano e hanno fatto intravedere una voglia, una grande energia che rendono un dettaglio l'assenza dai palchi per 7 anni. Inutile sottolineare le capacità tecniche, ma due menzioni speciali vanno fatte. Butch Vig è davvero un fenomeno: vederlo suonare la batteria è qualcosa di eccezionale. Shirley Manson è una vera diva: cattiveria, fascino, sensualità in una donna sola. E artisti che tengono il palco in modo così sublime ne ho visti davvero pochi. Chapeau.


Nicola Orlandino