Rock of Ages - Adam Shankman (Anteprima)Rock of Ages è stato un musical di enorme successo nelle ultime stagioni, da Broadway ai teatri di tutto il mondo. Scritto da Chris D’Arienzo e ambientato a Los Angeles nel 1987, racconta la storia d’amore tra due giovani che sognano di sfondare come cantanti e nel frattempo lavorano al Bourbon Room, tempio del rock anni Ottanta situato sul Sunset Boulevard. Adam Shankman, autore specializzato in film musicali da Step Up al premiato Hairspray, lo porta ora sullo schermo in collaborazione con New Line Cinema e con un cast stellare: Tom Cruise, Paul Giamatti, Alec Baldwyn, Catherine Zeta-Jones, Russel Brand, Malin Akerman, Mary J. Blige.

La storia come detto ruota tutta intorno al Bourbon Room, locale sul Sunset Strip, dove nasce la storia d’amore tra Sherrie e Drew (interpretati dai giovani Julianne Hough e Diego Boneta), tormentata dalle sirene dello showbiz incarnate dalla rockstar Stacee Jaxx (un inedito Tom Cruise travestito da Axl Rose) e il suo mefistofelico manager (Paul Giamatti e barbetta d’ordinanza), mentre un movimento politico-religioso vuol fare chiudere il tempio del peccato e dichiara guerra al rock’n’roll. Storie intrecciate - calate con notevole spirito di verosimiglianza nelle ricostruzioni in un’epoca non troppo lontana nel tempo ma distantissima nello spirito - che trovano espressione nella musica hard rock di Def Leppard, Guns’n’Roses, Bon Jovi, Twisted Sister, Jouney e molti altri…

Il musical è genere storico dello spettacolo hollywoodiano e dopo anni di dimenticatoio ha ritrovato una certa fioritura commerciale nell’ultimo decennio. Shankman, che lo frequenta da una vita intera e ne conosce bene i dispositivi, vi aderisce senza troppi colpi d’ala attento nella ricostruzione (e notevole è il lavoro di scenografi e costumisti), piuttosto creativo nelle coreografie, ma piatto in una regia didascalica, telefonata nei movimenti di macchina e nel montaggio, incapace di discostarsi dall’ovvio proprio in un genere che storicamente ha permesso grandi libertà stilistiche ai registi fin dagli anni fortemente standardizzati della Hollywood classica.

La regia poco audace è del resto solo uno dei difetti di un film che nonostante la parata di stelle e il grande budget rimane sostanzialmente non riuscito. Alla base c’è un’aria insincera dovuta alla mistica del Rock applicata a un’esperienza a ogni modo terminale, barocca e decadente come l’hard rock anni ’80 (anche se forse apprezzabile è il coraggio di evitare gli anni ’60 in una trama simile). Falsificante in maniera troppo furba è la magica assenza di sostanze psicotrope che non siano il socialmente accettabile whiskey nei camerini delle rock star; semplificante la scelta di una “cattiva” che odia il rock perché ex groupie delusa; fastidiose le facce dei due protagonisti così puliti e così “american dream anni ‘0” che tanto valeva dare qualche milione alla Disney per Justin Bieber e Miley Cyrus; farraginosa la sceneggiatura nel cucire i numeri musicali con lo svolgersi della trama; ovvia la presenza della satanica industria discografica a corrompere la santità degli artisti; imbarazzante poi il numero con outing gay che strappa risate ciniche alle penne cinematografiche milanesi presenti in sala.

L’elenco potrebbe continuare e finire mio malgrado nello stucchevole. Sul piatto positivo della bilancia restano come detto le scenografie, l’oggettiva (e ovvia) bravura di alcuni interpreti come Cruise (che canta pure bene e si da un gran da fare con mutande di pelle che paiono parecchio scomode) e Giamatti, qualche battuta azzeccata – quasi tutte in bocca a Russel Brand. Film per malati di musical poco esigenti e per nostalgici di certo rock (ma a questi non assicuro la soddisfazione a fine spettacolo).


Giacomo Lamborizio