L'essenziale è invisibile agli occhi - AvvolteDaniel Crossley di Fluid Radio apre spesso le sue recensioni affermando che un buon artwork è già sintomo di un disco curato e che potrebbe destare interesse. Certo, non è sempre così, ma il più delle volte l'estetica e la comunicatività visiva si riversano su quella uditiva. Ed è questo il caso del nuovo disco degli Avvolte (ex Avvolte Kristedha), quartetto torinese attivo dal 1996 formato da Christian Torelli (chitarra e voce), Eugenio Ieracitano (chitarra), Davide Cortese (basso), Mario Arisci (batteria).

Nell'artwork prevale il nero (che si rispecchia nei testi) e una figura abbozzata di un essere umano in posizione fetale, che mette in risalto subito i temi dell'opera che sono l'uomo e il suo rapporto con la vita, partendo dai malesseri collettivi per arrivare ad aspetti più intimisti e personali. Ecco perché anche il titolo-citazione “L'essenziale è invisibile agli occhi” pare un titolo azzeccato in quanto concentra in poche parole l'intero significato del disco.

La voce melodica di Christian Torelli è la chiave dei contrasti con le sonorità ruvide che caratterizzano il disco: tendenzialmente ci troviamo davanti ad una concezione di rock sospesa tra tradizionale e contaminata. Sono molti i momenti in cui la band esce dagli standard e riesce a costruire arrangiamenti più elaborati, anche se non viene meno la ridondanza in alcuni brani. A condire la gradevolezza del disco, oltre l'ottima scrittura, ci sono una serie di partecipazioni degne di nota come quelle di Lydia Lunch, Roberto Angelini, Diablo e Jimi dei Sikitikis, Luigi Napoletano e altri ospiti che arricchiscono la portata delle composizioni.

Si comincia proprio con il “recitato” di Lydia Lunch in Nessuna Rete: uno dei pezzi migliori dell'album, dall'impronta molto oscura, a tratti soffocante (grazie anche alla preziosa presenza ai synth di Fabio Lombardo, che da il suo contributo anche nel brano successivo). Questo è un episodio che si può considerare unico nell'album, in quanto da ora la musica prenderà un'altra piega. Il vestito più scuro è caratterizzata da un suono incastrato fra un una linea rude e teso che si sente maggiormente nelle parti strumentali e nelle progressioni, e una più ammorbidita, quasi più melodica. E l'incastro riesce molto bene anche nella successiva Cosa Rimane, che risulta un po' più robusto. Tra l'altro vale la pena citare il testo, tra i più interessanti dell'album “Sei la rabbia che sta danzando nel ventre, il deserto che insabbia il respiro, sei la voce che manca al risveglio, Spiegami perchè non sento freddo mentre mi stai dissanguando”.

L'ultimo giorno è uno di quei pezzi che si distacca dal tradizionalismo di cui parlavamo a inizio recensione ed esplora territori vicini al post-rock, con un'interpretazione vocale più incattivita. Jimi e Diablo dei Sikitikis arrivano in Per Essere Viva, un pezzo tirato e misurato a dovere, con una bella e incalzante progressione finale. Un istante accelera i ritmi nei ritornelli, mentre si scarnifica nelle strofe; riuscito l'esperimento della tromba, che ben si inserisce nell'arrangiamento.

Roberto Angelini, alla chitarra slide, è l'ospite della Vita che ti spetta, probabilmente il brano più elegante del disco, quello con la maggiore attitudine cantautoriale (Senza segreti, senza pudore, l'anestesia consuma la vita che ti spetta) anche se non perde di robustezza e ha anche il merito di richiamare il post-rock con risvolti psichedelici. Resaca potrebbe sembrare un pezzo già sentito, ma sorprende per la coda di pianoforte finale che dilata completamente i tempi. Apnea invece rappresenta il pezzo più prepotente del disco, un'onda travolgente e a mio parere è il pezzo “veloce” più riuscito.

Se Ti Piace L'articolo? non colpisce particolarmente, tranne che per la regressione chitarristica finale, per Sono Anche Notte il discorso è un altro: ottima chiusura con una prima parte dilatata e oscura, quasi a riprendere il tema iniziale e una seconda parte più esplosiva. Un perfetto riassunto delle sonorità di questo disco.

Gli Avvolte sono riusciti a comporre un album convincente sia dal punto di vista dei contenuti e sia dal punto di vista musicale, con il pregio di aver tentato di far evolvere il suono e i risultati sono stati pregevoli nella maggior parte dei brani, dando una certa dinamicità agli arrangiamenti.


Nicola Orlandino